Antonio Zuanazzi: un eroico ciclista lupatotino degli anni '50

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Molti lo conoscono come il "Re del goto", la maschera di San Giovanni, oppure come presidente del gruppo di appassionati di moto d'epoca "Nivola", ma pochi sanno che Antonio Zuanazzi, classe 1933, ha scritto una pagina importante dello sport e soprattutto della bicicletta lupatotina.
Erano gli anni del ciclismo eroico, di Coppi e Bartali, ma soprattutto di uomini che per praticare sport di fatica a "livelli minori" dovevano impegnarsi e fare degli sforzi impressionanti.
La passione per la bici nasce quando a 16 anni vince a Madonna del Frassino, una gara ciclistica alla quale parteciparono un'ottantina di concorrenti, utilizzando una bici creata in casa creata con pezzi riciclati.
L'atleta capisce di avere una grande passione e per procurarsi i soldi per acquistare una bici da corsa, deve lavorare un anno come scaricatore manuale di pioppi della segheria "dal Biondin".
Nel 51 con la nuova bicicletta "Bottecchia", Antonio entra a far parte della squadra ciclistica allievi nella società U.S. Borgo Trento. Nei due anni della categoria collezionò ben 6 piazzamenti fra i primi 10.
Il primo tesseramento vero di Antonio è per la Bruno Gaiga, famosa squadra di Verona ancora in attività e nella quale si è formato anche il famoso Damiano Cunego.
Antonio nel 1953 esordisce nei dilettanti tra le fila della società Pedale Scaligero, con la quale vince una gara importante ed in modo incredibile: ad Illasi con un vantaggio di oltre 2' di vantaggio sugli inseguitori, dopo una fuga solitaria di 80 Km. Collezionando alcuni importanti piazzamenti e vincendo a Terrossa, Antonio viene proiettato tra i migliori ciclisti dilettanti del Veneto. Nonostante i risultati però sono da evidenziare le difficoltà logistico-organizzative tra le quali doveva districarsi. Per esempio per gli spostamenti più lunghi, Antonio veniva trasportato dall'amico Giavara Remo su un motorino "Guzzetti" con la bici da corsa da 14 kg in spalla. Per le gare più vicine utilizzava invece la bicicletta stessa, obbligato così a dei riscaldamenti forzati e prolungati che certo non favorivano le prestazioni in gara.
Malgrado tante difficoltà, anche negli anni successivi si dimostra un grande protagonista: Vicenza-Bionde, G.P. Rinascente e G.P. Pirelli a Milano, Piccologiro delle Dolomiti, Bardolino-Milano-Bardolino ed altre gare disputate a Trento, Brescia, Varese, Mestre, figurando sempre fra i primi arrivati.
Nel 1956 interrompe momentaneamente l'attività poiché parte per il servizio di leva negli alpini per 18 mesi. Al rientro però non è quello di prima, anche perché intervengono altre scelte quali la famiglia ed il lavoro e, a soli 24 anni, dopo aver disputato un'ultima gara ciclistica, appende la bici al chiodo.
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