Crescenzo D'Amore: il mio grazie a Masciarelli

Rivista Tuttobici Numero: 4 Anno: 2005

D'Amore: il mio grazie a Masciarelli

di Valerio Zeccato

Ha compiuto ventisei anni, un'età che nel ciclismo moderno significa che il bello deve ancora venire. Normalmente la maturazione definitiva, per chi sta in sella, arriva dopo e lo sa benissimo Crescenzo d'Amore, il napoletano di Brusciano che difende i colori dell'Acqua&Sapone di Palmiro Masciarelli.
"Gli errori li ho fatti e li ho pagati da quando sono passato professionista: ero un po' immaturo, adesso va meglio, sono cresciuto sia fisicamente che mentalmente in questi ultimi anni anche se ancora devo migliorare".
Il grande salto lo ha fatto nel 2000, nella pancia della "madre" Mapei, lo squadrone di Giorgio Squinzi pieno zeppo di campioni. Nell'ovattato ambiente "a cubetti" D'Amore, iridato su strada tra gli juniores nel 1997 a San Sebastian, si è pian piano perso. Una vittoria al primo anno (la terza tappa della Vuelta Argentina) poi due stagioni di buio quasi assoluto con qualche piazzamento in corse di secondo piano. Il primo segnale di risveglio lo scorso anno con la vittoria sul traguardo di Scandiano nella terza tappa della Settimana Internazionale Coppi e Bartali, battendo in volata un esperto velocista come Jan Svorada. Il segnale della svolta: il napoletano non troverà più il successo ma numerosi piazzamenti importanti, molti dei quali al Giro d'Italia, dove in volata si fa a gomitate con quasi tutti i velocisti più bravi in circolazione.
"Ho pensato di smettere, di lasciare il ciclismo - racconta Crescenzo che non riesce a celare ancora qualche scampolo di amarezza - poi hanno prevalso l'amore che ho verso questo sport, l'amore di Lea (la fidanzata ventiseienne di Brusciano, laureanda in Storia dell'Arte n.d.r.) e il calore della famiglia. Devo tutto a loro e a Palmiro Masciarelli che mi ha dato la possibilità di correre ancora a grandi livelli. Adesso sto bene con tutti e con me stesso e qualche risultato comincia ad arrivare, anche se per emergere ne devo fare di strada. Ma quando hai alle spalle una squadra come l'Acqua&Sapone, dei compagni eccezionali e degli esempi al tuo fianco come Ferrigato e Marzoli che ti fanno capire cosa è la vita di un corridore, beh quando ti trovi in queste condizioni, se hai dentro qualcosa deve venire fuori per forza. Così sono migliorato e ho ritrovato quella fiducia che avevo smarrita".
E l'inizio del 2005 conferma i progressi di D'Amore che in Spagna, alla Vuelta a Murcia, si è piazzato tre volte tra i primi sei, fallendo due volte per un soffio il podio. Ma che tipo di velocista è il napoletano? D'Amore s'interroga ma lascia al futuro, non immediato, l'ardua sentenza.
"Sto lavorando proprio sulla volata, ultimamente vado meglio in rimonta, mi piacciono gli sprint rapidi, forse perché vengo dalla pista. Ogni volata che faccio è un rebus, non avendo nessun compagno come punto di riferimento; in Spagna sono andato bene ma non mi sono espresso come potevo. Mi piacerebbe fra un paio di anni avere un "treno" tutto mio per vedere quanto valgo, ma so bene che per arrivare ad avere una squadra a disposizione devi fare i risultati: ci provo e ci proverò con tutte le mie forze".
D'Amore ha dunque ritrovato la retta via, grazie soprattutto a Masciarelli come lui stesso sottolinea. Ma come si esce da quel tunnel che sembra infinito?
"Dopo l'abbandono della Mapei nel 2001 ho passato due anni davvero difficili, prima nella Cage e poi nella Tenax, formazioni alle quali non ho dato quello che dovevo e potevo. Non dico che ero depresso, ma ci sono andato vicino... Poi ho rotto la clavicola e il problema fisico si è aggiunto a quello mentale, così sono caduto nel baratro. Mi ha tirato fuori dalla crisi Masciarelli, ho lavorato duro e adesso comincio a vedere qualche risultato. Comunque se posso dare un consiglio ai giovani dico di fare tutte le quattro stagioni tra gli Under e poi passare tra i professionisti. Prima sei immaturo e perdi l'occasione per fare un'esperienza che ti serve per il futuro".
Imparare a soffrire, a costruirsi quella corazza che ti evita molti problemi quando le cose tra i prof non vanno come andavano tra i puri. Dall'ovatta dello squadrone dove sei servito e riverito ma hai poche opportunità per emergere se non sei il Bettini o il Cunego della situazione, al duro lavoro in una delle piccole squadre dove bisogna sgomitare e sudare per trovare un posto alle corse. Crescenzo D'Amore da Brusciano ha provato tutto questo. Ora è maturo per vincere e per regalare soddisfazioni a chi ha creduto in lui. Come Lea che si diletta a dipingere e potrebbe immortalare su tela il suo compagno mentre alza le braccia al cielo, magari in una tappa al Giro d'Italia.
"Sarebbe un sogno - conclude Crescenzo D'Amore -: una tappa al Giro era l'obiettivo della stagione; visto che non siamo stati invitati, sposterò altrove il mio mirino".
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