Adriano Amici Dai sogni di velocista a quelli di organizzatore

Rivista Tuttobici Numero: 2 Anno: 2003

Adriano Amici
Dai sogni di velocista a quelli di organizzatore

di Gino Sala

Quanti corridori che si sono distinti tra i dilettanti hanno poi segnato il passo nella massima categoria? Tanti. Uno di questi è Adriano Amici, bolognese cinquantanovenne, professionista dal '69 al '72 senza la gioia di una vittoria. Massimo risultato il secondo posto ottenuto nella Coppa Sabatini alle spalle di Roberto Poggiali.

Ben altro sperava Adriano che in qualità di velocista era entrato nel gruppo dei marpioni con sessanta successi e il marchio dei dilettanti più valutati. Militava nella Cavallino Rosso e coi premi di una sola stagione aveva messo insieme i soldi per acquistare un appartamento. Una storia simile a quella di altri ragazzi che promettevano mare e monti e che hanno poi deluso. Purtroppo la musica cambia quando aumenta la distanza delle prove (a quei tempi più lunghe rispetto a quelle di oggi), quando diversa è l'alimentazione, diversi i metodi di allenamento, diverso tutto e chi non si adatta è fritto.

Vedere per credere anche l'andazzo dei nostri giorni che registra molti fallimenti, con ragazzi che parevano promettenti e che invece dovranno cercarsi un altro mestiere.

Per di più Amici militava nel plotone dei Merckx, dei Gimondi, degli Adorni, dei Bitossi e via dicendo, cosa che tarpava le ali ad un tipo che tra l'altro non possedeva i mezzi per recitare la parte del gregario in tempi in cui i capitani fruivano di spinte e di traini. E così Amici si mise a completa disposizione del padre nell'officina meccanica dove si aggiustavano e si vendevano biciclette. Una azienda prosperosa, ceduta nel '98 perché Adriano aveva altro in mente. Aveva l'obiettivo di diventare a tempo pieno un organizzatore di corse, nonché un pubblicitario di attività sportive. Obiettivo raggiunto con la soddisfazione di tornare in un ambiente dove con l'aiuto della moglie e della figlia si è affermato.

Suo è il Giro dell'Emilia, suo il Trofeo dell'Etna, idem la Coppi e Bartali, la Due Giorni marchigiana e il Trofeo Beghelli con l'impegno di portare i concorrenti su strade più sicure di quelle che aveva incontrato in qualità di pedalatore. E un sogno. Il sogno di ridare al glorioso Giro dell'Emilia vinto da Girardengo, Coppi, Bartali e da altri fior di campioni un ruolo di primaria importanza. Adesso l'Emilia è confinato in quella serie di gare che non possono superare i duecento chilometri, cosa deprimente per una competizione nata nel 1909 e più che degna di ben altro trattamento.

Ecco, Adriano Amici appartiene alla schiera degli uomini fedeli al ciclismo e capaci di dare un costante e serio contributo ad una disciplina bisognosa di gente tenace e perseverante, modestamente ricca di esperienza. Il "modestamente" ci sta tutto nel discorso che ho fatto, anzi per certi versi è un titolo di merito. Sappiamo come operano tipi e tipacci al timone delle grandi manifestazioni e nei riguardi dei quali non sono mancati i miei richiami e i miei rimbrotti. Caro Adriano, ti auguro di rimanere quello che sei e ti saluto con un affettuoso abbraccio.
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