Alfio Vandi, l'usignolo delle salite

Rivista Tuttobici Numero: 1 Anno: 2004

Alfio Vandi, l'usignolo delle salite
di Gino Sala

La Romagna di Vito Ortelli che per certi aspetti, a ottant'anni suonati sembra ancora un ragazzino, la Romagna di Mario Vicini, di Aldo Ronconi, di Giuseppe Minardi detto comunemente Pipaza, di Ercole Baldini, di Arnaldo Pambianco e di tanti altri, non escluso Marco Pantani.
La Romagna che pedala da sempre. La Romagna terra di passioni e di battaglie, di gente schietta e operosa, di uomini e donne che hanno scritto la storia d'Italia. La Romagna con le sue piazze e i suoi monumenti, i suoi mercati dove ancora oggi i contratti vengono siglati con una vigorosa stretta di mano. La Romagna con le sue canzoni che sono un inno alla vita. Ogni volta che mi addentro in questa regione, che attraverso le strade delle sue città e dei suoi paesi, dei suoi promontori, delle sue rigogliose campagne, subentra in me uno stato d'animo particolare e le strette di mano diventano un abbraccio e un arrivederci.

L'incontro più recente è stato quello con Alfio Vandi, corridore professionista dal 1976 al 1988, nato e residente a Sant'Ermete di Sant'Arcangelo, un uomo che non dimostra le sue quarantotto primavere, aspetto giovanile, per intenderci, lo stesso ciuffo di capelli, lo stesso sorriso dei tempi andati, i tempi in cui sulle colonne de L'Unità l'avevo battezzato come «l'usignolo di Romagna». Usignolo per il suo cinguettio in salita, quando all'inizio di ogni pendenza lo si vedeva scattare con un'agilità di un uccellino che balzava da un albero all'altro, leggero, con due ali, pardon con due leve che accarezzavano l'asfalto. Non era un aggressore, uno di quelli che demoliva gli avversari con tirate furibonde. No. Era un pedalatore grazioso da vedersi, un metro e settantasette centimetri di altezza e sessantatré chili di peso, dotato di una progressione che scompaginava il plotone. Professionista a vent'anni, settimo nel suo primo Giro d'Italia, quarto nell'estate successiva. Poco veloce nei finali che lo vedevano coi migliori in campo, doveva sovente accontentarsi di un piazzamento come dimostrano i diciassette piazzamenti tra i primi tre sul podio.
Triste quel Giro di Romagna in cui venne acciuffato a cinque metri dal traguardo da Argentin e Contini, pomeriggio di gloria nella Milano-Torino del '79, quando Alfio spicca il volo sui tornanti della salita di Superga ed è solo, con le braccia al cielo sull'anello del motovelodromo.

Eh, sì: le dieci vittorie conseguite da Vandi tra le quali figurano un Giro del Veneto e una Coppa Placci, non spiegano a sufficienza il valore dell'atleta che durante la sua lunga carriera ha militato nel gruppo dei Merckx, dei Gimondi, dei Moser, dei Saronni, dei Bugno e dei Chiappucci. Gruppo di molti campioni e di tante ambizioni, dove l'usignolo ha ben recitato la sua parte guadagnando i soldi per costruire la casa dove abita con la moglie e due figli. Insieme hanno aperto una fabbrica di abbigliamento per ciclisti e tutto sommato penso che l'usignolo sia felice per il suo passato e il suo presente.
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