Addio Primo Volpi, camoscio toscano

http://www.gazzetta.it/Ciclismo/Primo_Piano/2006/11_Novembre/28/volpi.shtml

Stamattina, a Empoli, è morto Primo Volpi. Aveva 90 anni, e per 20 aveva corso contro Gino Bartali e Fausto Coppi. I funerali domani mattina, alle 10, nella Chiesa di Piazza Vittoria.

MILANO, 28 novembre 2006 - Giro del Casentino. Oggi si direbbe «open», gara aperta a professionisti, indipendenti e dilettanti, ma allora, nel 1939, era solo una corsa, una bella corsa, bella nel senso di dura: percorso misto, gente tanta, corridori veri, e soldi per i primi cinque. Alla partenza, ad Arezzo, il popolo del ciclismo allunga gli occhi su due dilettanti: uno ha il naso lungo, il petto sporgente e l'aria fragile, arriva dal Piemonte e si chiama Fausto Coppi; l'altro ha il naso lungo, le ciglia folte e l'aria tosta, arriva dalla Val d'Orcia e si chiama Primo Volpi. Primo di 10 fratelli. Sulla salita della Verna, Volpi fa quello che sa: attacca e rimane solo. E' solo anche quando, in discesa, fora. Coppi lo raggiunge, lo supera e vince. Primo Coppi, terzo Volpi.
Avrà modo e tempo, Volpi, per dare lustro al proprio nome: in una carriera tra i prò lunga 19 anni, compresa la Seconda guerra mondiale, Primo sarà primo 42 volte. Coppi e Volpi si ritrovano al Giro di Lombardia. Alla vigilia, carta e penna, firmano il contratto per la Legnano, la squadra di Gino Bartali. Poi, pedali e pedivelle, pedalano: Coppi fora e insegue, Volpi attacca, passa primo sul Ghisallo, ma spacca la ruota anteriore, e a vincere sarà Bartali. Ma da quel giorno il mondo saprà di un nuovo scalatore, magro e cattivo, semplice e irriducibile. Perché Volpi è quello che, prima della Sanremo 1940, si fa da Castiglion d'Orcia a Milano in bici, con una cassetta di pomodori sulle spalle, per sfamarsi; è quello che la mattina, a colazione, puccia la pasta dentro un bicchiere di vino bianco e poi manda giù, prima la pasta e poi il vino bianco; è quello che in corsa inghiotte uova fresche, rompendole sul manubrio, e cacio, tutta roba di casa.
Legnano, Arbos, Wilier. Magni, Kubler, Bobet. Nel 1956, a 40 anni, Volpi va al Giro delle Asturie, in Spagna. In salita fa quello che sa: attacca e rimane solo. L'ultimo a cedergli è un'acciuga in carne e ossa, che cavalca una bici, viene dal Lussemburgo e un mese dopo trionferà, in una tormenta di neve, sul Bondone: Charly Gaul. L'ultima vittoria, ma non l'ultima corsa. Quella è il Giro di Toscana 1957. Volpi ha già smesso, ma non resiste alla tentazione: corre da individuale, e arriva in fondo. Volpi non ha Giri o Tour, né Mondiali o record dell'ora di cui gloriarsi, ma può vantare qualcosa di più: un giorno Bartali e Coppi andarono a trovarlo, nella sua cascina di Cerretello, in incognito, in bicicletta. Volevano controllare, di persona, da dove nasceva la forza di quello scalatore. Volpi andò nel pollaio, ammazzò un coniglio e se lo fece cucinare, poi si sedettero a tavola. Tutti insieme. Come fratelli.

Marco Pastonesi
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