6 maggio 1951 - Giro della Provincia di Reggio Calabria
Prendono il via 90 corridori, tra cui gli affermati Astrua, Ortelli, Bevilacqua, i fratelli Maggini, Conterno, il vincitore del 1949 Sergio Pagliazzi e molti altri corridori di spicco del ciclismo italiano. Partenza veloce e la gara è subito movimentata ad opera di Barozzi, Lofaro, Fondelli, Roma, Grasso e Drei. Il gruppo lascia andare la fuga e a Bova (km 44,800) i battistrada transitano con un vantaggio di 1'30" sul gruppo, che non cambia fino a Brancaleone (km 64,900). Qui la corsa devia verso l'interno e affronta l'erta breve, ma insidiosa, del Passo della Carriera (km 76,100 - mt 148). I battistrada perdono terreno dal gruppo che nella successiva discesa che dal passo porta a Bianco (km 84,100) li riprende.
Poco dopo, al passaggio da Ardore (km 95), nuovo tentativo di Feroci della Stucchi, al quale si affiancano subito Bof, Di Camillo e Pinarello.
La corsa si avvicina a Marina di Gioiosa e dal gruppo escono Luciano Maggini, Padovan e Breschi. In tre spingono a fondo (in particolare Maggini) e riprendono i quattro di testa a Gioiosa. Si forma così al comando della corsa, un gruppetto di sette unità che si impegnano al massimo per affrontare la scalata della Limina con il maggior vantaggio possibile.
In salita Maggini è il più attivo ed in prossimità dell'abitato di Mammina intensifica la sua azione; a mano a mano il plotoncino di fuggitivi si assottiglia sempre più e alla fine con Maggini rimane il solo Padovan che, in vista del passo, con uno scatto passa primo sotto lo striscione del Gran premio della montagna, precedendo di 10" il compagno di fuga.
Intanto nelle retrovie Soldani prende l'iniziativa dell'inseguimento, affiancato da Pasotti. I due, dopo aver superato col massimo impegno la parte finale della lunga salita, scendono a rompicollo su Taurianova, riusciendo a diminuire sensibilmente lo svantaggio.
Tra gli inseguitori si registra una ecatombe di forature che appieda Minardi, Pasotti, Drei, Barozzi, Roma e, più ripetutamente, proprio Soldani, il quale, sfiduciato, si ritira.
I due battistrada, avvantaggiati dalle forature, continuano di comune accordo nell'azione, malgrado Padovan abbia una ruota in disordine. Ciò, nella volata sul Lungomare di Reggio, favorisce il vittorioso spunto di Maggini che viene comunque applaudito e festeggiato assieme a Padovan da una grande folla.
Poco dopo, al passaggio da Ardore (km 95), nuovo tentativo di Feroci della Stucchi, al quale si affiancano subito Bof, Di Camillo e Pinarello.
La corsa si avvicina a Marina di Gioiosa e dal gruppo escono Luciano Maggini, Padovan e Breschi. In tre spingono a fondo (in particolare Maggini) e riprendono i quattro di testa a Gioiosa. Si forma così al comando della corsa, un gruppetto di sette unità che si impegnano al massimo per affrontare la scalata della Limina con il maggior vantaggio possibile.
In salita Maggini è il più attivo ed in prossimità dell'abitato di Mammina intensifica la sua azione; a mano a mano il plotoncino di fuggitivi si assottiglia sempre più e alla fine con Maggini rimane il solo Padovan che, in vista del passo, con uno scatto passa primo sotto lo striscione del Gran premio della montagna, precedendo di 10" il compagno di fuga.
Intanto nelle retrovie Soldani prende l'iniziativa dell'inseguimento, affiancato da Pasotti. I due, dopo aver superato col massimo impegno la parte finale della lunga salita, scendono a rompicollo su Taurianova, riusciendo a diminuire sensibilmente lo svantaggio.
Tra gli inseguitori si registra una ecatombe di forature che appieda Minardi, Pasotti, Drei, Barozzi, Roma e, più ripetutamente, proprio Soldani, il quale, sfiduciato, si ritira.
I due battistrada, avvantaggiati dalle forature, continuano di comune accordo nell'azione, malgrado Padovan abbia una ruota in disordine. Ciò, nella volata sul Lungomare di Reggio, favorisce il vittorioso spunto di Maggini che viene comunque applaudito e festeggiato assieme a Padovan da una grande folla.
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