Giro dell'Appennino

Prima edizione (come "Circuito dell'Appennino") nel 1934, già sotto la guida dell'intraprendente Luigi Ghiglione (ex corridore), uomo di punta dell' US Pontedecimo. La gara, da sempre durissima, si è generalmente svolta nell'entroterra genovese, con sconfinamenti nella limitrofa provincia di Alessandria. E' caratterizzata da numerose salite sulle quali domina la mitica Bocchetta, presente sin dall'esordio e spesso punto decisivo della corsa. Riservata inizialmente ad Indipendenti e dilettanti, vero e proprio "criterium per scalatori", la gara acquisì una certa notorietà solo nei primi anni '50 ma fu comunque nel 1955 che entrò definitivamente tra le grandi competizioni italiane: designata prova di Campionato (come poi nel 1957 e 1964), fu teatro dell'ultima esaltante cavalcata solitaria di Fausto Coppi. Corsa affascinante per la sua difficoltà, non sempre amata dai Campioni che vi rischiarono più volte magre figure, solo raramente è stata prescelta come valida per l'assegnazione della maglia tricolore in prova unica: nel 1972 (solitario trionfo di Gimondi) e nel 1989 (Argentin si impose al fotofinish su Bugno). Baronchelli ne è stato l'assoluto ed incontrastato dominatore: ben sei vittorie di fila dal 1977 al 1982! Zilioli invece ha il grande merito di essersela aggiudicata a 10 anni di distanza, nel 1963 e nel 1973. Dagli anni '90, incapace di difendere il suo prestigio e probabilmente penalizzata da un percorso sin troppo impegnativo per il frenetico ciclismo del Duemila, ha perso rapidamente importanza ed i grandi campioni hanno purtroppo cominciato a disertarla. Tra i plurivincitori dopo Baronchelli troviamo Dancelli e Bugno con tre successi. Da ricordare l'impresa di Martini nel 1947, che dopo aver scatenato la fuga vincente a Ronco in compagnia di Feruglio rimane solo sulla Bocchetta e giunge al traguardo con 2' di vantaggio dopo 150 km in avanscoperta. Altra impresa quella di Coppi nel 1955; il campionissimo, a 36 anni, stacca tutti sulla Bocchetta e chiude al traguardo da dominatore il suo volo solitario di 70 km. Infine l'impresa di Motta nel 1968 quando, con il maltempo e la pioggia battente, attacca già sui Giovi con altri coraggiosi, nessuno gli resiste sulla Bocchetta ed all'arrivo vanta 5' di margine dopo 230 km di fuga di cui 47 in solitudine.
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