La carriera di Alfredo Binda anno per anno

La vicenda di Alfredo Binda corridore ciclista ha inizio quasi per caso, una volta trasferitosi in Francia. Dopo aver staccato più volte, senza velleità agonistiche, gli amici e il fratello durante le uscite domenicali, incoraggiato proprio dal fratello Primo (che aveva tentato con scarso successo di correre), si iscrive, con l'aiuto di un certo Morini di Borgomanero, alla prima corsa.
Con la bici fornitagli dal Morini, che lo ha osservato in allenamento, prende il via il 4 settembre 1921. Vince, ma è squalificato per non aver risposto al secondo appello. Successivamente si fa notare per le sue notevoli capacità di scalatore e, nel corso dell'anno, ottiene altre quattro vittorie e la prima sconfitta a vantaggio del suo primo avversario impegnativo, Broccardo, che sfrutta le proprie doti di sprinter.

1922
E' un anno caratterizzato da tre soli successi, ma è anche l'anno in cui il cittigliese inizia a competere con grandi campioni quali Henry Pélissier, Bathelemy, Lacquehaye.

1923
La svolta: abbandona definitivamente il lavoro di stuccatore per dedicarsi a tempo pieno alla bicicletta. Viene assunto da una casa ciclistica di Parigi ed incontra e batte Costante Girardengo. Vince undici corse e riceve consigli e insegnamenti da Novo, corridore trentenne di lunga esperienza.
Nello stesso anno ha il primo incidente in corsa, che lo ferma per poco, dato che il 4 marzo vince una "classica", la Nizza-Mont Chauve, alla quale partecipano sempre molti campioni. Da cui il titolo di giornale: "Le poussin a battu les aigles".

1924
Attratto dal premio di 500 lire in palio per il primo che transita sul Ghisallo, si iscrive e partecipa al Giro di Lombardia, ottenendo il premio e arrivando secondo a Milano. Poi, a fine anno, firma il contratto che lo lega alla Legnano di Eberardo Pavesi. Ottiene in tutto 16 primi posti.

1925
Vince il suo primo Giro d'Italia, lasciando dietro di sé sul podio Girardengo e Belloni. Al termine della tappa Roma-Napoli, vinta, esprime la propria gioia suonando una cornetta presa in prestito da un musicante della banda, sorprendendo il pubblico. La vittoria del Giro è ulteriormente qualificata dal fatto che Binda corre da isolato, senza aiuto della squadra. A fine anno guadagna il primo posto al "Lombardia".

1926
Dopo il ritiro alla Milano-Sanremo, vince il Giro del Piemonte, ma alla prima tappa del Giro d'Italia cade e perde una quarantina di minuti, che recupererà giorno dopo giorno, tappa dopo tappa, per giungere secondo a Milano. Anche grazie all'incoraggiamento di Pavesi, che gli dice: "Bisogna arrivare sempre. Se proprio non si può continuare, ci si ritira il giorno dopo". Binda ne fa tesoro, tanto che trasmette l'insegnamento a Fausto Coppi. E' anche l'anno in cui si verifica uno degli aneddoti più celebri: le 28 uova del Giro di Lombardia, vinto con quasi 30 minuti di distacco sul secondo, e i ritardatari, ancora in corsa, osservati alla stazione di Varese, quando ormai ha preso la via del ritorno.

1927
E' l'anno del dominio quasi totale al Giro d'Italia. Il cittigliese vince 12 tappe su 15 e, ovviamente, è primo a Milano. Un suo sostenitore ha scommesso 10 a 1 che ne avrebbe vinte 12 e, quando ne mancano poche e lui è a quota 10, gli scrive un telegramma supplicandolo di vincere. Alfredo vince e l'amico gliene sarà sempre grato. Il 1927 è anche l'anno in cui si disputa il primo Campionato del Mondo su strada lungo il temibile circuito del Nürburgring, presso Adenau. La squadra italiana, equipaggiata con l'innovativo sistema frenante Sachs, domina occupando i primi quattro posti in classifica. Facile intuire chi aprisse l'elenco. L'ultima delle 19 vittorie dell'anno, Alfredo la ottiene al Giro di Lombardia.

1927-28
E' l'inverno in cui si svolge la prima Sei Giorni di Milano. Binda, come altri famosi corridori, attraversa spesso l'Atlantico per disputare le Sei Giorni organizzate negli Stati Uniti, che promettono ingenti ricompense ai vittoriosi. Sono corse molto coinvolgenti e spettacolari, ma altrettanto dure per i corridori. A New York, durante una di queste competizioni, si esibisce il celebre tenore Beniamino Gigli, cui Binda rimane legato da un'amicizia di cui sarà in seguito particolarmente fiero.

1928
Nell'albo d'oro delle tappe Giro d'Italia figura A. Binda. Scontato? Nient'affatto, se quella "A" sta per "Albino". Su consiglio del più celebre e vittorioso fratello, l'Albino cambia rapporto e ritorna nel gruppetto di testa. Alfredo fa lo stesso e tutti si fermano con lui, così il fratello s'invola verso la vittoria di tappa, a Pistoia, dopo 323 km di corsa. Il Mondiale di Budapest vede la clamorosa sconfitta degli italiani. Binda e Girardengo, evidentemente, non possono "convivere". 10 le vittorie nell'anno, da lui modestamente giudicato disastroso.

1929
Al Giro del Piemonte, Alfredo ha un malore e sviene. Nessuno, per regolamento, può soccorrere i corridori. Dopo molti minuti si riprende e, per fugare le critiche dei detrattori che lo giudicano un freddo calcolatore, intraprende l'inseguimento. I 22 minuti di distacco si tramutano in un secondo posto. Vince il Giro d'Italia, ma a Milano viene sonoramente fischiato da parte del pubblico, dato il suo strapotere. E' da questo episodio che gli organizzatori iniziano a meditare un provvedimento unico nella storia del Giro e sorprendente... Le vittorie dell'anno, per la cronaca, furono 13.

1930
L'anno in cui è chiesto al Campionissimo di non partecipare al Giro d'Italia: al pubblico si dice che prepara il Tour, ma di fatto è per evitare un altro dominio assoluto. Binda inizialmente rifiuta, poi deve accettare il cospicuo rimborso di 22.500 lire, quanto valgono alcune vittorie di tappa e il primo posto in classifica. Al Tour partecipa, ma si ritira dopo una tappa in cui nulla va per il verso giusto. A Liegi conquista il secondo Campionato del Mondo. Lo stesso giorno, il 30 agosto, il fratello Albino vince la Tre Valli Varesine, la corsa di casa, che mai vedrà l'altro Binda vittorioso.

1931
Binda inizia la stagione vincendo la Sanremo. Al Giro, il primo nel quale si assegna la maglia rosa, cade e deve ritirarsi, rinunciando poi al Tour. Domina invece il Lombardia, lasciando il secondo classificato a 18 minuti. Nello stesso anno viene pubblicato il libro "Le mie vittorie e le mie sconfitte", venduto in circa 30 mila copie a 6 lire l'una.

1932
Il primo anno delle radiocronache. La vittoria più grande è sicuramente al Campionato del Mondo, disputato a Roma. Pare che, negli ultimi chilometri della corsa, Binda e Bertoni siano seguiti da un'auto nera sulla quale, secondo alcune voci, c'è il Duce in persona. In questi anni Learco Guerra è un valido e temibile avversario di Binda, che più volte si troverà da lui sconfitto.

1933
Il cittigliese domina il suo quinto Giro d'Italia. A Milano lo attendono molti compaesani, accompagnati festosamente dalla banda. Sarà l'ultima, grande vittoria.

Gli anni seguenti vedono l'inevitabile declino dell'atleta, dopo oltre 10 anni di corse e vittorie memorabili. L'addio definitivo alle corse, nonostante la grande volontà di ripartire, deve darlo alla Sanremo del 1936, quando una rovinosa caduta lo ferma e gli impedisce una ripresa nei mesi seguenti. Alfredo avrebbe voluto partecipare al Lombardia, volle iscriversi, ma ritenne che era giunto il momento di dire "basta".
©2002-2019 Museo del Ciclismo Associazione Culturale ONLUS - C.F.94259220484 - info@museociclismo.it - Tutti i diritti riservati

I dati inseriti in archivio sono il risultato di una ricerca bibliografica e storiografica di Paolo Mannini (curatore dell'Archivio). Le fonti utilizzate sono svariate (giornali, libri, enciclopedie, siti internet, archivi digitali e frequentazioni sui vari Forum inerenti il ciclismo). Chiunque desideri contribuire alla raccolta dei dati, aggiunta di materiale da pubblicare o alla correzione di errori può farlo mettendosi in contatto con Paolo Mannini o con la Redazione.