20 marzo 1999 - Milano-Sanremo

90a Edizione: 20 marzo 1999
Anche la novantesima edizione della Sanremo poté godere di una bellissima giornata primaverile. Allo start delle 9,24 del mattino, si presentarono in 198. Il clima e il sole riscaldarono i muscoli dei corridori che diedero vita ad una prima ora davvero di nota: percorsero infatti ben 49 km e 300 metri. Cinque chilometri prima erano fuggiti l'abruzzese Di Renzo (ancora lui!), il sudafricano Hunter e lo spagnolo Cerezo. Il vantaggio che il terzetto andò ad accumulare, raggiunse il massimo a Capriata d'Orba dopo 113 km, con 12'10". Sulla cima del Turchino, il loro anticipo registrò un vantaggio di 6'34", ma nella discesa del Passo, Cerezo finì a terra, si riprese, e dopo 15 km tornò sugli altri due. Il tentativo andò lentamente scemando fino a chiudersi sul Capo Berta, dopo 212 km di fuga. Sulla Cipressa, quando mancavano circa 25 km all'arrivo, il sussulto alla corsa e a chi s'era posto davanti alla TV, venne da un perentorio attacco dal vincitore di Giro e Tour '98, colui che da tutti era considerato il numero uno mondiale, Marco Pantani. Al suo scatto secco cercò di rispondere a lungo Michele Bartoli, più di qualsiasi altro. L'iniziativa del Pirata, che aveva lo scopo di creare un gruppetto, fece però cedere tanti uomini, su tutti: Museeuw, Rijs, Cipollini, Jalabert e uno scalatore come Jimenez. L'attesa del ritorno di un gruppetto, portò Pantani a moderare l'andatura nell'ultimo tratto ed in cima scollinò con 6" sugli inseguitori più vicini. In discesa l'auspicato drappello si formò, ed in testa rimasero in 8: Pantani, Bartoli, Bettini, Aerts, Spruch, Savoldelli, Van Bon e Gontchenkov. A 10 km dall'arrivo, i battistrada possedevano 15" su 45 inseguitori. Cominciò il Poggio e si mise in testa Bettini, ma in un attimo, prima ancora di pensare al "che fare", sugli attaccanti piombarono gli inseguitori. E fu uno di questi ultimi, il redivivo ex vincitore Gabriele Colombo, a scattare e fare il vuoto, scollinando con 7" su Rebellin, Ferrigato, Sorensen, Spruch e 9" su tutti gli altri. Il varesino restò solo per tutta la discesa, ma ai 1300 metri dalla linea d'arrivo, venne ripreso. Quando ormai si pensava ad un nuovo volatone, ad 800 metri dal termine, Andrei Tchmil, improvvisò un'azione da finisseur di razza (quale è sempre stato), sorprendendo tutti, riuscendo a contenere il ritorno di Zabel, Spruch e Garzelli, finiti nell'ordine. L'incantesimo Zabel, sempre però presente, s'era rotto, grazie ad un ex sovietico di nazionalità "mobile", dalla carriera prof eccellente, dopo un passato da "puro", poco evidente.
Articolo inviato da: Maurizio Ricci (Morris)
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