16 marzo 1985 - Milano-Sanremo
76a Edizione: 16 marzo 1985
Sotto la pioggia s'aprì la Sanremo numero 76. A rompere la compattezza dei 240 partenti, dopo circa cinque chilometri di corsa, furono lo spagnolo Angel José Serrapio e l'olandese Peter Van der Knoop. Il gruppo lasciò fare al punto, che sul Turchino (che quel giorno per la nebbia che lo avvolgeva, pareva la montagna dei fantasmi), il proprio svantaggio marcava i 20 minuti. Tra l'altro, l'andatura dimessa del grosso, provocò diverse cadute: per una delle quali Guidone Bontempi fu ricoverato in ospedale con una contusione cranica. Giunti in Riviera, finalmente, comparve il sole, ma i corridori trovarono un fortissimo vento contrario e laterale, a tratti così intenso, da mettere davvero in discussione lo stare in sella. Naturalmente, il vantaggio dei due carneadi al comando scemò oltremisura, ed al chilometro 207, praticamente tutti passati in fuga, la coppia venne ripresa. Sulla Cipressa, si registrarono gli scatti di quel leggendario corridore potenziale chiamato Fons De Wolf e del talentuoso italiano Roberto Visentini, i cui tentativi si consumarono anche in discesa, costringendo il gruppo ad inseguire con attenzione. Su quella che poi si dimostrerà negli anni la zona a rischio per i fuggitivi, ovvero la pianura fra Cipressa e Poggio, sfidando il vento, nel frattempo meno intenso, se ne andarono gli olandesi Hennie Kuiper e Teun Van Vliet (compagni di squadra nella belga Verandalux Dries), l'italiano Silvano Riccò e il belga Patrick Versluys. Quest'ultimo però, mollò presto. All'inizio del Poggio i tre potevano contare su un vantaggio di 30" sul gruppo. Sulla salita partì Van Vliet, Riccò replicò, mentre Kuiper salì col suo passo: dietro, Chioccioli era a 37", Argentin a 45" quindi il gruppo. I giochi per il successo, dunque, stavano tutti fra i tre davanti. Kuiper, rientrò in discesa, fece un cenno al compagno di mettersi a ruota e diede spago alla sua progressione. Van Vliet non capì o non era in grado di seguirlo, e quando il vecchio leone si voltò, vide che i due erano distanti un centinaio di metri. Proseguì, ed a 36 anni, come Bartali nel 1950, andò a vincere la Classicissima. Coronò così, al meglio, una grande carriera. Ad 8", Van Vliet, superò Riccò per il posto d'onore.
Sotto la pioggia s'aprì la Sanremo numero 76. A rompere la compattezza dei 240 partenti, dopo circa cinque chilometri di corsa, furono lo spagnolo Angel José Serrapio e l'olandese Peter Van der Knoop. Il gruppo lasciò fare al punto, che sul Turchino (che quel giorno per la nebbia che lo avvolgeva, pareva la montagna dei fantasmi), il proprio svantaggio marcava i 20 minuti. Tra l'altro, l'andatura dimessa del grosso, provocò diverse cadute: per una delle quali Guidone Bontempi fu ricoverato in ospedale con una contusione cranica. Giunti in Riviera, finalmente, comparve il sole, ma i corridori trovarono un fortissimo vento contrario e laterale, a tratti così intenso, da mettere davvero in discussione lo stare in sella. Naturalmente, il vantaggio dei due carneadi al comando scemò oltremisura, ed al chilometro 207, praticamente tutti passati in fuga, la coppia venne ripresa. Sulla Cipressa, si registrarono gli scatti di quel leggendario corridore potenziale chiamato Fons De Wolf e del talentuoso italiano Roberto Visentini, i cui tentativi si consumarono anche in discesa, costringendo il gruppo ad inseguire con attenzione. Su quella che poi si dimostrerà negli anni la zona a rischio per i fuggitivi, ovvero la pianura fra Cipressa e Poggio, sfidando il vento, nel frattempo meno intenso, se ne andarono gli olandesi Hennie Kuiper e Teun Van Vliet (compagni di squadra nella belga Verandalux Dries), l'italiano Silvano Riccò e il belga Patrick Versluys. Quest'ultimo però, mollò presto. All'inizio del Poggio i tre potevano contare su un vantaggio di 30" sul gruppo. Sulla salita partì Van Vliet, Riccò replicò, mentre Kuiper salì col suo passo: dietro, Chioccioli era a 37", Argentin a 45" quindi il gruppo. I giochi per il successo, dunque, stavano tutti fra i tre davanti. Kuiper, rientrò in discesa, fece un cenno al compagno di mettersi a ruota e diede spago alla sua progressione. Van Vliet non capì o non era in grado di seguirlo, e quando il vecchio leone si voltò, vide che i due erano distanti un centinaio di metri. Proseguì, ed a 36 anni, come Bartali nel 1950, andò a vincere la Classicissima. Coronò così, al meglio, una grande carriera. Ad 8", Van Vliet, superò Riccò per il posto d'onore.
Articolo inviato da: Maurizio Ricci (Morris)
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