17 marzo 1984 - Milano-Sanremo
75a Edizione: 17 marzo 1984
Sui 227 corridori alla partenza di Milano, c'erano quelle nuvole basse e nere che avvisano una giornata pesante. Ed infatti così fu. La prima azione di giornata s'ebbe dopo 92 chilometri a Pozzolo Formigaro, ad opera di un gladiatore romagnolo di Riolo Terme, Elio Festa. In cima al Turchino col tempo che esplode in negativo portando sui corridori una bufera di nevischio e dura salita del vento il battistrada marcò un vantaggio di circa 5 minuti sull'australiano londinese Phil Anderson, ma alle spalle di questi, si consumò un episodio che inciderà non poco sulla corsa. Una caduta gigantesca aggiunse fatica suppletiva per taluni e il ritiro di altri. Fra i coinvolti degli autentici big come Laurent Fignon, Giovanni Battaglin, Bernard Hinault (che pur senza conseguenze di nota preferì ritirarsi) e Francesco Moser, il quale per rimettersi in carreggiata e dribblare il mucchio di bici e corridori sull'asfalto, si improvvisò ciclocrossista, con lo strumento di corsa sulle spalle e percorse un bel tratto fra i campi ed il fango, alla...Di Tano. Mentre davanti Anderson s'avvicinava a Festa, il neoprimatista dell'Ora, si caricò solitario di un inseguimento spacca gambe. Poco prima di Arenzano, l'australiano raggiunse e lasciò sul posto il romagnolo, mentre dietro, l'appena rientrato Moser, per evitare il più possibile ulteriori guai, si pose sulla testa del gruppo forte di una quarantina di unità. Sul Berta, il vantaggio di Anderson s'attestò sul minuto, mentre fra gli inseguitori, ancora Moser se la vide brutta, finendo su una cunetta, ed evitando la caduta appoggiandosi ad un muretto. A metà Cipressa, l'australiano venne ripreso e la relativa calma sul resto dell'ascesa, fece capire che i giochi per il successo si sarebbero spostati sul Poggio.
Poco prima dell'erta finale, tentò l'assolo il norvegese Ole Christian Silseth, ripreso nei primi metri della salita. Sulle ceneri di quel tentativo, scattarono il francese Marc Madiot, l'irlandese Stephen Roche e l'inglese Robert Millar. Sui tre ritornò uno spumeggiante Moser, il quale, scansando gli sforzi di una corsa che l'aveva costretto ad inseguimenti continui, si lanciò in discesa come solo lui sapeva fare. E per gli altri, anche per Alfredo Chinetti che fu l'ultimo a cedere, non restò altro che la volata per il posto d'onore. Dopo soli due mesi dal record dell'ora di Città del Messico e con un avvicinamento alla Classicissima, consistente nella vittoriosa Sei Giorni di Milano, Francesco Moser, con una delle più belle prestazioni della sua lunga carriera, finalmente suggellava la sua grandezza, anche sulla Città dei Fiori. La sua, fu una gara mostruosa. Stavolta, fu Saronni a complimentarsi.
Sui 227 corridori alla partenza di Milano, c'erano quelle nuvole basse e nere che avvisano una giornata pesante. Ed infatti così fu. La prima azione di giornata s'ebbe dopo 92 chilometri a Pozzolo Formigaro, ad opera di un gladiatore romagnolo di Riolo Terme, Elio Festa. In cima al Turchino col tempo che esplode in negativo portando sui corridori una bufera di nevischio e dura salita del vento il battistrada marcò un vantaggio di circa 5 minuti sull'australiano londinese Phil Anderson, ma alle spalle di questi, si consumò un episodio che inciderà non poco sulla corsa. Una caduta gigantesca aggiunse fatica suppletiva per taluni e il ritiro di altri. Fra i coinvolti degli autentici big come Laurent Fignon, Giovanni Battaglin, Bernard Hinault (che pur senza conseguenze di nota preferì ritirarsi) e Francesco Moser, il quale per rimettersi in carreggiata e dribblare il mucchio di bici e corridori sull'asfalto, si improvvisò ciclocrossista, con lo strumento di corsa sulle spalle e percorse un bel tratto fra i campi ed il fango, alla...Di Tano. Mentre davanti Anderson s'avvicinava a Festa, il neoprimatista dell'Ora, si caricò solitario di un inseguimento spacca gambe. Poco prima di Arenzano, l'australiano raggiunse e lasciò sul posto il romagnolo, mentre dietro, l'appena rientrato Moser, per evitare il più possibile ulteriori guai, si pose sulla testa del gruppo forte di una quarantina di unità. Sul Berta, il vantaggio di Anderson s'attestò sul minuto, mentre fra gli inseguitori, ancora Moser se la vide brutta, finendo su una cunetta, ed evitando la caduta appoggiandosi ad un muretto. A metà Cipressa, l'australiano venne ripreso e la relativa calma sul resto dell'ascesa, fece capire che i giochi per il successo si sarebbero spostati sul Poggio.
Poco prima dell'erta finale, tentò l'assolo il norvegese Ole Christian Silseth, ripreso nei primi metri della salita. Sulle ceneri di quel tentativo, scattarono il francese Marc Madiot, l'irlandese Stephen Roche e l'inglese Robert Millar. Sui tre ritornò uno spumeggiante Moser, il quale, scansando gli sforzi di una corsa che l'aveva costretto ad inseguimenti continui, si lanciò in discesa come solo lui sapeva fare. E per gli altri, anche per Alfredo Chinetti che fu l'ultimo a cedere, non restò altro che la volata per il posto d'onore. Dopo soli due mesi dal record dell'ora di Città del Messico e con un avvicinamento alla Classicissima, consistente nella vittoriosa Sei Giorni di Milano, Francesco Moser, con una delle più belle prestazioni della sua lunga carriera, finalmente suggellava la sua grandezza, anche sulla Città dei Fiori. La sua, fu una gara mostruosa. Stavolta, fu Saronni a complimentarsi.
Articolo inviato da: Maurizio Ricci (Morris)
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