18 marzo 1967 - Milano-Sanremo

58a Edizione: 18 marzo 1967
L'attesa per la Sanremo del 1967, fu ancora più intensa del già grande soli-to. Da una parte, l'ormai spasmodica volontà italiana di vedere un connazionale al primo posto e, dall'altra, la curiosità di vedere all'opera nuovamente il vincitore uscente, quell'Eddy Merckx, che stava dimostrando qualità superbe e che solo le manovre oltre i limiti di Adorni per favorire Gimondi, gli avevano impedito di aggiungere al successo della Milano Sanremo '66, quello dell'altra grande classica italiana: il Giro di Lombardia. Alla partenza, fra i 196 presenti allo start, era dunque il belga, al ruolo di catalizzatore principale. La corsa fu pari alle attese, anzi, non si esagera dicendo che l'edizione numero 58 della "Sanremo", è stata una delle più significative sotto il profilo tecnico e tattico, dell'intera storia delle classiche del ciclismo. Già al quarto chilometro Simpson e Preziosi, rispettivamente pedine di Merckx e di Motta, attaccarono con Da Rugna, Denson e Lelangue. L'azione si concluse al km 225, ed ebbe come prolungamento un assaggio convinto, ma non riuscito di Dancelli. Il Berta non fece troppo effetto: Merckx, che temeva i velocisti fiamminghi, sorprese il gruppo di testa ad Oneglia al km. 260. Solo Motta fu lesto ad agganciarsi al prodigioso campione belga: i due si aiutarono dapprima, cercarono di staccarsi a vicenda sulla salita del Poggio, ma non vi riuscirono. Anzi, a 700 metri dall'arrivo, ebbero "la sorpresa di vedersi affiancati da Gimondi e Bitossi, autori di una entusiasmante e rapidissima, anche se un po' tardiva, rincorsa. Tre italiani contro uno, dunque. Per gli italiani però, non ci fu neppure il tempo di cullare l'illusione che uno qualsiasi dei tre potesse farcela, perché Merckx, con una prova di classe superiore, imbrigliò tutti i titolati e meritevolissimi avversari relegandoli ai posti d'onore. Ancora una volta fu il suo guizzo a non perdonare. Il belga, con la vittoria, si prese pure la soddisfazione di stabilire la nuova media-primato della corsa: 44,805! In poco più di sei ore, aveva compiuto una distanza che i suoi gloriosi antenati in bicicletta, avevano percorso in un tempo esattamente doppio. Semplicemente straordinario e dire che gli avversari italiani, rappresentavano, a giudizio di chi scrive, la generazione più forte che l'Italia abbia mai avuto.
Articolo inviato da: Maurizio Ricci (Morris)
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