19 marzo 1959 - Milano-Sanremo
50a Edizione: 19 marzo 1959
Le nozze d'oro della Classicissima, trovarono un cast di 177 partenti, con qualche defezione importante, come quelle del Campione del Mondo Ercole Baldini, di Fausto Coppi e Gastone Nencini, tutti infortunati, alle quali si aggiunsero quelle dei francesi Luison Bobet e Jacques Anquetil, aventi motivazioni dal sapore poco convincente: l'eccessivo numero di partenti e vetture al seguito. In ogni caso alla corsa si giunse dopo un'attesa che toccò vertici inconsueti: la celebrazione era stata preparata con una serie di rievocazioni che avevano contribuito ad attirare l'attenzione generale "sull'eccezionale" avvenimento. La gara però, che vedeva nelle tre velocissime "V" belghe, ovvero Van Looy, vincitore uscente, Van Steenbergen e Vannitsen come favoriti, assieme "all'italiano acquisito" Miguel Poblet, fu deludente. Anzi, una delle meno interessanti del primo mezzo secolo della Classicissima. Non già per mancanza di combattività, poiché i tentativi furono numerosi, ma per la loro scarsa consistenza. L'unico sussulto, comunque breve, si visse sul Berta, quando ci provarono dapprima Pambianco e Graczyck, ai quali si aggiunsero Edgar Sorgeloos e Bruno Monti, ma non andarono lontano e sulle ceneri di quella iniziativa, provò uno dei favoriti, proprio l'atteso Van Looy, che ebbe come risultato un dispendio di energie tale, da spingerlo a non svolgere la volata decisiva. E fra i big, alla fine, l'unico veramente a brillare e non deludere, fu il vincitore, lo spagnolo Miguel Poblet, che si prese una sonante rivincita per l'insuccesso dell'anno precedente, dominando largamente lo stuolo compatto dei velocisti fiamminghi, tutti nelle primissime file di un plotone folto come non mai: lo componevano, infatti, ben novanta corridori. Qui si consumarono tutti i valori delle nozze d'oro della Sanremo e mai s'era vista una volata altrettanto spettacolare nella "Città dei fiori". E gli italiani? Solo tre nei primi dieci: il migliore, Vito Favero, solo 6°.
Le nozze d'oro della Classicissima, trovarono un cast di 177 partenti, con qualche defezione importante, come quelle del Campione del Mondo Ercole Baldini, di Fausto Coppi e Gastone Nencini, tutti infortunati, alle quali si aggiunsero quelle dei francesi Luison Bobet e Jacques Anquetil, aventi motivazioni dal sapore poco convincente: l'eccessivo numero di partenti e vetture al seguito. In ogni caso alla corsa si giunse dopo un'attesa che toccò vertici inconsueti: la celebrazione era stata preparata con una serie di rievocazioni che avevano contribuito ad attirare l'attenzione generale "sull'eccezionale" avvenimento. La gara però, che vedeva nelle tre velocissime "V" belghe, ovvero Van Looy, vincitore uscente, Van Steenbergen e Vannitsen come favoriti, assieme "all'italiano acquisito" Miguel Poblet, fu deludente. Anzi, una delle meno interessanti del primo mezzo secolo della Classicissima. Non già per mancanza di combattività, poiché i tentativi furono numerosi, ma per la loro scarsa consistenza. L'unico sussulto, comunque breve, si visse sul Berta, quando ci provarono dapprima Pambianco e Graczyck, ai quali si aggiunsero Edgar Sorgeloos e Bruno Monti, ma non andarono lontano e sulle ceneri di quella iniziativa, provò uno dei favoriti, proprio l'atteso Van Looy, che ebbe come risultato un dispendio di energie tale, da spingerlo a non svolgere la volata decisiva. E fra i big, alla fine, l'unico veramente a brillare e non deludere, fu il vincitore, lo spagnolo Miguel Poblet, che si prese una sonante rivincita per l'insuccesso dell'anno precedente, dominando largamente lo stuolo compatto dei velocisti fiamminghi, tutti nelle primissime file di un plotone folto come non mai: lo componevano, infatti, ben novanta corridori. Qui si consumarono tutti i valori delle nozze d'oro della Sanremo e mai s'era vista una volata altrettanto spettacolare nella "Città dei fiori". E gli italiani? Solo tre nei primi dieci: il migliore, Vito Favero, solo 6°.
Articolo inviato da: Maurizio Ricci (Morris)
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