19 marzo 1956 - Milano-Sanremo

47a Edizione: 19 marzo 1956
Anche nel '56, la Classicissima riscontrò allo start un numero superiore alle 200 unità. Precisamente 203, fra le quali quasi cento stranieri. Al sorriso dei numeri, s'aggiunse il pianto di una giornata fredda, piovosa e con un vento davvero poco invitante. I corridori, forse per riscaldarsi, partirono a tutta. Tanti i tentativi. Dapprima un drappello di 11 corridori, indi un'azione temibile di Van Steenbergen, dell'inglese Brian Robinson e dell'italiano Mino De Rossi che si spense ad Albenga anche per il veemente lavoro di ricucitura di un passista come il giovanissimo Jacques Anquetil. Ripreso il terzetto, partirono Henri "Rik" Van Looy ed Eugenio Bertoglio, inseguiti da Gianneschi (che poi cederà di schianto), Minardi e il francese André "Dedé" Darrigade. I quattro, poco dopo la cima di Capo Cervo, vennero raggiunti e piantati in asso, da un duo composto dal belga di gran classe, Fred De Bruyne e da un giovane italiano di cui si diceva un gran bene, Guido Boni, soprannominato "l'Angelo di Vicchio". Sul Berta però, il fiammingo incentivò la sua progressione e staccò il toscano. L'osservatorio nazionale, che aveva sempre creduto che, dopo Coppi, nessuno sarebbe stato in grado di fare il vuoto e di vincere di forza a Sanremo, trovò una risposta in De Bruyne. Fred, davvero gran corridore, se ne andò rabbiosamente da solo sino al traguardo, resistendo bellamente alla disperata rincorsa di Magni che si portò a 46", ma non poté andare oltre il posto d'onore. A dare tono ancora maggiore all'impresa dell'asso belga, fu la media finale, di 40,416 km/h: nuovo record della corsa e, soprattutto, raggiunta in una giornata di tregenda.
Articolo inviato da: Maurizio Ricci (Morris)
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