26 marzo 1933 - Milano-Sanremo
26a Edizione: 26 marzo 1933
In una giornata fredda e nuvolosa, che i 156 partenti (fra i quali una buona rappresentativa di assi stranieri), si affrettarono a riscaldare, si consumò la Milano Sanremo del 1933. Quarantenne, Costante Girardengo, si presentò ugualmente al via di una edizione, che risulterà una delle più combattute e veloci delle prime quattro decadi. Infatti, una lunga serie di attacchi sin dalle battute iniziali della corsa, propiziarono il raggiungimento di una media considerata favolosa: 35,884 km/h. Il Campionissimo non sfigurò, nonostante tutto: finì undicesimo a poco più di tre minuti da Learco Guerra, che colse la sua prima e unica vittoria nella "Classicissima di primavera". Quell'anno, più che mai, il tifo divideva Binda da Guerra, ed i due grandi antagonisti, dopo aver cercato di mettersi in difficoltà a vicenda, partecipando direttamente o indirettamente alle azioni che caratterizzarono l'edizione, emersero sul Capo Berta, ma dovettero accettare la compagnia di Bovet, Di Paco, Rimoldi, Altenburger e Geyer. I sette stavano filando speditamente verso Sanremo allorché, a circa 20 km dall'epilogo, accadde l'incredibile episodio che doveva praticamente decidere la corsa. Per l'accesa rivalità che lo animava, Binda, anche quando era in testa al drappello, continuava a girarsi per controllare le mosse di Guerra e altrettanto faceva il suo compagno di squadra Di Paco nell'intento di evitare sorprese. E fu proprio mentre i due confabulano tra di loro per studiare la tattica, che avvenne il colpo di scena: i due si avvicinarono troppo e si arrotarono. Di Paco ebbe la peggio, ma anche Binda, pur senza danni fisici, non riuscì a riprendere in tempo la corsa, a causa della rottura di una ruota. Naturalmente Guerra e gli altri, si sentirono le ali ai piedi e per la "Locomotiva umana" non fu difficile imporsi allo sprint di fronte ai quattro superstiti dell'attacco. Binda arrivò sesto a 1'56".
In una giornata fredda e nuvolosa, che i 156 partenti (fra i quali una buona rappresentativa di assi stranieri), si affrettarono a riscaldare, si consumò la Milano Sanremo del 1933. Quarantenne, Costante Girardengo, si presentò ugualmente al via di una edizione, che risulterà una delle più combattute e veloci delle prime quattro decadi. Infatti, una lunga serie di attacchi sin dalle battute iniziali della corsa, propiziarono il raggiungimento di una media considerata favolosa: 35,884 km/h. Il Campionissimo non sfigurò, nonostante tutto: finì undicesimo a poco più di tre minuti da Learco Guerra, che colse la sua prima e unica vittoria nella "Classicissima di primavera". Quell'anno, più che mai, il tifo divideva Binda da Guerra, ed i due grandi antagonisti, dopo aver cercato di mettersi in difficoltà a vicenda, partecipando direttamente o indirettamente alle azioni che caratterizzarono l'edizione, emersero sul Capo Berta, ma dovettero accettare la compagnia di Bovet, Di Paco, Rimoldi, Altenburger e Geyer. I sette stavano filando speditamente verso Sanremo allorché, a circa 20 km dall'epilogo, accadde l'incredibile episodio che doveva praticamente decidere la corsa. Per l'accesa rivalità che lo animava, Binda, anche quando era in testa al drappello, continuava a girarsi per controllare le mosse di Guerra e altrettanto faceva il suo compagno di squadra Di Paco nell'intento di evitare sorprese. E fu proprio mentre i due confabulano tra di loro per studiare la tattica, che avvenne il colpo di scena: i due si avvicinarono troppo e si arrotarono. Di Paco ebbe la peggio, ma anche Binda, pur senza danni fisici, non riuscì a riprendere in tempo la corsa, a causa della rottura di una ruota. Naturalmente Guerra e gli altri, si sentirono le ali ai piedi e per la "Locomotiva umana" non fu difficile imporsi allo sprint di fronte ai quattro superstiti dell'attacco. Binda arrivò sesto a 1'56".
Articolo inviato da: Maurizio Ricci (Morris)
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