27 marzo 1976 - Amstel Gold Race
11a Edizione (Heerlen - Meerssen): 27 marzo 1976
Con l'undicesima edizione, l'Amstel fu per la prima volta inserita nella challenge a punti Trofeo Superprestige Pernod, una classifica che se la rapportiamo ad oggi, farebbe annichilire il World Tour. Non tantissimi i partenti, 118, ma la qualità indiscutibile. Mancava Merckx però, vincitore uscente, che solo sette giorni prima, aveva stroncato le velleità di tutti, vincendo la sua settima (!) Milano Sanremo, una prova che poi il futuro determinerà come il suo canto del cigno nelle classiche. Allo start un favorito su tutti: Fredy Maertens, deciso più che mai a ribadire la superiorità sugli "umani" vista l'assenza del Sire Eddy. Tra l'altro "l'enfant prodige" di Roselaere, aveva un motivo in più per far bene: la sua squadra, la Flandria, era alla disperata ricerca di un secondo sponsor. In una giornata segnata dal freddo e dal vento, la corsa si mosse spedita, senza grossi sussulti, ma con una costante selezione da dietro. Sul solito Keutenberg, un "muro" di poco più di 1 km con pendenza massima del 22%! posto a 32 km dall'arrivo, l'azione decisiva e solitaria, proprio del sempre più forte Maertens. Uno scatto micidiale, senza il ben che minimo timore di anticipare troppo un'azione che avrebbe potuto metterlo in crisi e, soprattutto, ben sapendo di avere nelle gambe lo spunto per vincere in un'eventuale volata. Ma Freddy, da fuoriclasse, non poteva e voleva aspettare. Mulinando un grande rapporto aumentò il vantaggio sugli inseguitori, ovvero l'iridato Hennie Kuiper, Joop Zoetemelk e l'emergente Jan Raas. Tre olandesi che si dannarono per riprenderlo, ma furono costretti ad una resa dalle proporzioni che solo un super campione può scavare. Sul traguardo di Meersen, l'alfiere della Flandria, giunse solitario da assoluto e incontrastato dominatore, ed a ben 4'29", Raas, che nel frattempo aveva staccato i due connazionali, conquistò quello che poi diverrà il primo podio della "sua" classica per antonomasia. A 5'19", Lucien Leman, fratello minore del più celebre Eric, regolò Béon e Kuiper. Più staccato, e solo sesto, Zoetemelk, che si era prosciugato di forze nel vano tentativo di inseguire Maertens. Per Freddy, alla vittoria, se ne aggiunse un'altra: mentre stava salendo sul podio, il massaggiatore della Flandria, gli applicò sulla maglia un adesivo in carta, sul quale era stampato il logo della Velda, lo sponsor che il sodalizio aveva messo a contratto, proprio il giorno della Amstel Gold Race.
Con l'undicesima edizione, l'Amstel fu per la prima volta inserita nella challenge a punti Trofeo Superprestige Pernod, una classifica che se la rapportiamo ad oggi, farebbe annichilire il World Tour. Non tantissimi i partenti, 118, ma la qualità indiscutibile. Mancava Merckx però, vincitore uscente, che solo sette giorni prima, aveva stroncato le velleità di tutti, vincendo la sua settima (!) Milano Sanremo, una prova che poi il futuro determinerà come il suo canto del cigno nelle classiche. Allo start un favorito su tutti: Fredy Maertens, deciso più che mai a ribadire la superiorità sugli "umani" vista l'assenza del Sire Eddy. Tra l'altro "l'enfant prodige" di Roselaere, aveva un motivo in più per far bene: la sua squadra, la Flandria, era alla disperata ricerca di un secondo sponsor. In una giornata segnata dal freddo e dal vento, la corsa si mosse spedita, senza grossi sussulti, ma con una costante selezione da dietro. Sul solito Keutenberg, un "muro" di poco più di 1 km con pendenza massima del 22%! posto a 32 km dall'arrivo, l'azione decisiva e solitaria, proprio del sempre più forte Maertens. Uno scatto micidiale, senza il ben che minimo timore di anticipare troppo un'azione che avrebbe potuto metterlo in crisi e, soprattutto, ben sapendo di avere nelle gambe lo spunto per vincere in un'eventuale volata. Ma Freddy, da fuoriclasse, non poteva e voleva aspettare. Mulinando un grande rapporto aumentò il vantaggio sugli inseguitori, ovvero l'iridato Hennie Kuiper, Joop Zoetemelk e l'emergente Jan Raas. Tre olandesi che si dannarono per riprenderlo, ma furono costretti ad una resa dalle proporzioni che solo un super campione può scavare. Sul traguardo di Meersen, l'alfiere della Flandria, giunse solitario da assoluto e incontrastato dominatore, ed a ben 4'29", Raas, che nel frattempo aveva staccato i due connazionali, conquistò quello che poi diverrà il primo podio della "sua" classica per antonomasia. A 5'19", Lucien Leman, fratello minore del più celebre Eric, regolò Béon e Kuiper. Più staccato, e solo sesto, Zoetemelk, che si era prosciugato di forze nel vano tentativo di inseguire Maertens. Per Freddy, alla vittoria, se ne aggiunse un'altra: mentre stava salendo sul podio, il massaggiatore della Flandria, gli applicò sulla maglia un adesivo in carta, sul quale era stampato il logo della Velda, lo sponsor che il sodalizio aveva messo a contratto, proprio il giorno della Amstel Gold Race.
Articolo inviato da: Maurizio Ricci (Morris)
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