Adriano Torrini

Nato a Greve in Chianti l'8 luglio 1931, deceduto a Firenze il 13 febbraio 1992. Passista. Professionista dal 1956 al 1959, senza ottenere vittorie.
Un corridore che è stato un "di tutto un po'": non eccelleva in niente e non era scarso in niente. Uno che per questi, che per taluni dell'osservatorio e dell'ambiente ciclistico potevano apparire dei limiti, non ha potuto sviluppare una carriera con quelle soddisfazioni che, se non capitano incidenti o sfortune, è normale provare. Alludo al suo tratto professionistico, lungo 4 anni, ma senza la soddisfazione di partecipare ad un Giro d'Italia, o ad un'altra grande corsa a tappe. Per taluni aspetti davvero un fatto inspiegabile, perché in fondo, pur coi suoi limiti, presunti o veri, Adriano Torrini aveva qualità sufficienti per fare il gregario. Non si adattava a farlo? Uhm... difficile pensarlo. Fatto sta che alla storia il Torrini che ci giunge, è un corridore che evidenzia queste probabili anomalie.
Dopo una lunga trafila fra i dilettanti, dove si mostrò decisamente più piazzato che vincente, riuscì ad arrivare al professionismo nel 1956, in seno alla Bottecchia. Nell'anno, i suoi migliori piazzamenti furono: il 3° posto nel Giro delle Alpi Apuane, il 3° nel Criterium di Firenze, il 7° nel Gran Premio di Pistoia, il 26° nel Giro di Toscana e il 32° nel Giro del Veneto. Nel 1957 passò all'Ignis e fu 7° nel Gran Premio di Montenero della Bisaccia, 8° nella Coppa Sabatini, 8° nel GP di Quarrata, 37° al Giro di Romagna e 44° nel Lombardia. A fine stagione non fu confermato dall'Ignis e fu costretto a continuare nel 1958 da isolato, con contratti parziali trovati qua e là. Animò diverse gare e la sua, aldilà delle risultanze, fu una stagione dove dimostrò di non meritare quello status precario. Nell'anno fu 2° in una tappa del Giro del Sud Est, 14° nella Coppa Sabatini, 15° nella Milano Torino, 22° nel Giro del Veneto, 47° nel Giro della Provincia di Reggio Calabria. Staccò la licenza anche nel 1959, ma non arrivando un accasamento, appese la bicicletta al chiodo.
Articolo inviato da: Maurizio Ricci (Morris) ()