Addio al ciclista che superò Bartali: Rino Parisi

Corriere delle Alpi - 14 agosto 2005

Martedì alle 14.30, nella chiesa di Passo Cimirlo, verrà celebrato il funerale di Rino Parisi, morto venerdì al S.Chiara dopo breve malattia. La sua salma sarà poi cremata e le ceneri, per sua espressa volontà, ritorneranno nella sua abitazione di Passo Cimirlo per essere custodite in un'urna. Rino Parisi aveva 79 anni, era stato ottimo corridore dilettante e buon professionista, a cavallo fra gli anni Quaranta e Cinquanta. Primo corridore del nobile sodalizio 'poero" dell'Unione Sportiva Aurora ha avuto il merito di attirare l'interesse dei numerosi appassionati delle due ruote, dopo il lungo digiuno bellico. Fortissimo in salita e buon passista ha inanellato numerose vittorie per distacco nelle gare dilettantistiche. Sono indimenticabili i suoi duelli con Vasco Modena che hanno infiammato l'entusiasmo delle opposte schiere dei sostenitori. Successivamente ha corso tra i professionisti, come 'indipendenti" nella Willier Triestina e poi nella Cali-Broni Girardengo. Rino Parisi conquistò la prima affermazione (come ricorda il collega Ottone Cestari nel libro sull'Us Aurora) nel 1949 nel Trofeo Filzi, a Rovereto, con percorso sviluppato lungo il Pian delle Fugazze e l'Altopiano di Asiago: al traguardo inflisse 13'30 al secondo classificato. Si ripeté nella Schio-Pasubio (vinta anche l'anno seguente), nella Coppa Kerschbaumer a Mezzocorona, nella Coppa Erbitter a Cavalese. Nella festività di Ferragosto s'impose nella Trento-Sella Valsugana, dove a premiarlo fu Alcide Degasperi. Stabili poi il nuovo record della Trento-Ponte Alto, che resisteva da 18 anni.
L'anno seguente la Willier Triestina invitò sia Parisi che il rivale Vasco Modena agli allenamenti collegiali sulla Riviera Ligure, in previsione del loro passaggio al professionismo nella squadra diretta da Fiorenzo Magni. A maggio Parisi vinse un'esaltante edizione del Gs Borgosesia, vittoria che gli valse la convocazione a Roma per le corse pre-mondiali. Vinse anche la Coppa Zadra a Cles, il Gp Alpino, la Bassano-Monte Grappa e una corsa con arrivo a Brunico. Nel '51 dopo svariate disavventure, vinse la Trento Bondone e il Giro della Bolghera. Nel '52 passò professionista, come indipendente, con la Willier Triestina, ma rimase deluso. Cosi piantò tutto e andò a lavorare per la Pedrotti Asfalti, si sposò con Ida Tomasi, dalla quale ebbe il figlio Franco e poi Mariantonia, Eliana e Camilla. Quattro anni dopo, nel '57, data la sfrenata passione, risali in bicicletta nella formazione professionisti della Cali-Broni guidata da Costante Girardengo; nella stagione partecipò a tutte le classiche italiane ottenendo buoni piazzamenti. Giunse quinto al circuito degli assi di Lavis e durante il Giro dell'Appennino andò in fuga, sulla Bocchetta, con Aldo Moser. E pur demolendo i primati di Gino Bartali in alcune famose corse in salita fu deluso per non aver raccolto quanto dato. Cosi decise di smettere definitivamente e lavorò alla Sloi fino alla chiusura dell'azienda. Con grossi sacrifici si costruì una casetta a passo Cimirlo dove ha trascorso la pensione in compagnia della moglie Ida e frequentemente dell'affetto di figli e nipoti. Fino a due mesi fa non ha mai rinunciato ad escursioni e lunghe passeggiate in montagna e all'hobby dell'orto che coltivava con assiduità e competenza.

Gino Micheli
©2002-2019 Museo del Ciclismo Associazione Culturale ONLUS - C.F.94259220484 - info@museociclismo.it - Tutti i diritti riservati

I dati inseriti in archivio sono il risultato di una ricerca bibliografica e storiografica di Paolo Mannini (curatore dell'Archivio). Le fonti utilizzate sono svariate (giornali, libri, enciclopedie, siti internet, archivi digitali e frequentazioni sui vari Forum inerenti il ciclismo). Chiunque desideri contribuire alla raccolta dei dati, aggiunta di materiale da pubblicare o alla correzione di errori può farlo mettendosi in contatto con Paolo Mannini o con la Redazione.