3 aprile 1927 - Milano-Sanremo
Più di cento i partenti con ottima rappresentanza di svizzeri. Tra i corridori di casa nostra si segnala l'assenza di Belloni, del "francese Botescià," e del mattatore Girardengo ancora alle prese con i dolori dovuti alla frattura del polso sinistro. Il cielo è coperto ma con clima abbastanza secco. L'andatura è subito decisamente veloce. Prima di Tortona, in occasioni diverse, evadono dal gruppo Chesi e Porzio i quali prendono subito un discreto vantaggio. Un terzo ardimentoso, certo Tacchini (o Tacchino, o Tachino, a seconda delle fonti di consultazione), si getta inutilmente al loro inseguimento. Durante la salita del Turchino, Chesi si libera del compagno di viaggio e transita in vetta con diciotto minuti di vantaggio sui migliori che sfilano nell'ordine: Suter, Binda, Piccin (il vice Bottecchia), Negrini, Piemontesi, Picchiottino, Battista Giuntelli, Manthey e Brunero. Gli altri sono allungati ma, a dimostrare che l'andatura non è micidiale, in parte rientrano facilmente. Si forma così in Riviera un gruppetto di una ventina di unità. Ad Arenzano il ritardo è di diciassette minuti, a Savona di quindici. Il gruppo manifesta una sindrome schizofrenica con rallentamenti e accelerazioni improvvise e, forse, i favoriti non si rendono conto del rischio di lasciare davanti un fuggitivo. Chesi, da parte sua si impegna allo spasimo e, sembra stimolato da premi condizionati messi in palio dai suoi suiveurs e, sembrerebbe aiutato da qualche scia compiacente e addirittura da qualche traino (le versioni sono discordanti e non scevre di faziosità inopportune), non molla più di tanto. A questo proposito dobbiamo ricordare che un giornalista obiettivo e onesto come il celebre Carlin, testimone oculare della fuga, garantì che tutto si svolse nella più assoluta regolarità. Tutti francamente si aspettavano a lungo andare un crollo del toscano che, invece, ad Oneglia, conserva ancora ben dodici minuti di vantaggio. Quando Binda e Piemontesi decidono di partire alla caccia di "Pelo" è ormai troppo tardi e il fuggitivo, solitario per più di centosettanta chilometri, taglia, tra la sorpresa generale, il traguardo di via Cavallotti con nove minuti di vantaggio sugli immediati inseguitori, mentre a dodici minuti Bresciani regola una delegazione internazionale comprendente anche Henri Suter.
tratto da:
C'era una volta la Milano-Sanremo, Carlo Delfino, Grafica D.G.S., Varazze, 1999
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C'era una volta la Milano-Sanremo, Carlo Delfino, Grafica D.G.S., Varazze, 1999
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