3 aprile 1910 - Milano-Sanremo

La mattina del 3 aprile, quando a Milano piove a dirotto e arriva la notizia che sul Turchino nevica, ci sono tra i numerosi iscritti moltissime defezioni. Partono solo 63 corridori e gli stranieri, invece, manifestano visibilmente il loro buonumore e fin dai primi chilometri dimostrano di trovarsi a loro agio. Il freddo è pungente e a Tortona c'è già una notevole selezione. Transitano per primi la vecchia conoscenza Van Houwaert e il giovane rampante Octave Lapize che sette giorni prima aveva vinto per la seconda volta consecutiva la Parigi-Roubaix precedendo proprio il belga in un drammatico finale. I due sono seguiti a breve distanza da Ganna marcato dal belga Masselis. Ancora più staccati troviamo Pavesi, Borgarello, Pietro Aimo, Trousselier, Duboc ed Ernest Paul. A più di cinque minuti Albini, Chiodi, Galetti e Christophe. A Basaluzzo, Lapize cede leggermente e non riesce più a riagguantare la ruota del belga che tutti, ricordando il suo carattere indomito e la sua resistenza alla fatica dimostrata nelle edizioni precedenti, danno come gran favorito. Ad Ovada già bianca di nevischio, i concorrenti transitano uno ad uno; primo il belga, secondo il francese, poi Ganna a quattro minuti, poi Christophe e Trousselier, poi Pavesi e Paul. Intanto si prosegue in un clima siberiano, le poche automobili al seguito fanno più fatica che le biciclette. Dopo Masone troviamo i superstiti della corsa con il piede a terra a causa delle insidie della strada diventata una pista da sci. Il solo Pavesi, a quanto racconta lui, pare sia riuscito a pedalare fino in cima al colle. Testimoni, scarsi e vestiti come per le spedizioni polari, affermano che Christophe abbia sospirato più volte "On peut pas rouler". Persino la potente vettura ufficiale della Gazzetta, una Napier 60 Hp, guidata dall'esperto Picollo e con a bordo Korner e Cougnet, ebbe i suoi problemi a superare il palmo di neve che nel frattempo si era fermato sulla strada. Ai primi di aprile una nevicata così in Liguria, a soli 500 metri di altitudine, ha rivestito i caratteri dell'evento eccezionale. I passaggi in cima al Turchino: ore 11e07 Van Houwaert; ore 11e17 Christophe; 11e26 Paul; 11e29 Ganna; 11e35 Pavesi; 11e43 Albini. Per gli altri scattava il "si salvi chi può".
Nella discesa del Turchino i corridori trovano 20 cm di neve: Van Houwaert viene superato dal francese Christophe che è anche un abile "crossista" e quindi si trova a suo agio su un fondo simile. Ma ben presto Christophe è vinto dal freddo e intirizzito si rifugia in un casolare. Poco dopo passano di lì Van Houwaert e Paul che, vista una bici appoggiata alla soglia, si fermano ed entrano. Non ne vorranno più sapere di riprendere la corsa. Christophe invece, rifocillatosi, si fa dare della biancheria asciutta e un vecchio paio di pantaloni di fustagno che adatta con qualche sapiente colpo di forbice e continua la corsa.
Grazie anche agli incitamenti del suo direttore sportivo Alphonse Baugé (detto "le maréchal") riprende quasi subito i due concorrenti che nel frattempo lo avevano superato, vale a dire Ganna e Albini. A Varazze si trova così già in testa solitario. In Riviera non è comunque una passeggiata perché vento gelido e nevischio accompagnano lui e i pochi superstiti fino a Sanremo. Tuttavia il francese dimostra straordinarie doti di resistenza e infligge dei distacchi impensabili. L'ordine di arrivo ufficiale ci consegna quattro nomi classificati in tempo massimo, e ci spiega anche che Ganna fu giustamente squalificato perché pare abbia fatto una breve porzione di percorso sulla vettura del Commendator Ferrari, che per questo episodio fu severamente redarguito.
Pierre Chany, francese, noto scrittore di cose di ciclismo, aggiunge che Christophe, a seguito dello sfinimento riportato nell'impresa, passò alcuni giorni in clinica prima di rimettersi completamente.

tratto da:
C'era una volta la Milano-Sanremo, Carlo Delfino, Grafica D.G.S., Varazze, 1999
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