19 marzo 1988 - Milano-Sanremo
79a Edizione: 19 marzo 1988
Dopo diverse edizioni oltre i duecento partenti l'edizione dell'88 segno il ritorno ad un numero più "umano": 198. La qualità però, rimase uguale. A dar fuoco ai tentativi ci pensarono a Mezzana Po Domenico Cavallo, Alberto Elli, il neoprofessionista danese John Carlsen e l'olandese Henri Manders. I quattro dopo aver raggiunto un vantaggio massimo di quasi 19 minuti, passarono il Turchino (primo Elli) con ancora 13 minuti di anticipo sul grosso. Sulle strade della Riviera il vantaggio scese progressivamente. Sul Capo Mele, Carlsen lasciò i compagni d'avventura, ma il plotone rinvenne ed a metà Cipressa, dopo 240 chilometri di fuga, finì anche il momento di gloria del danese. In contropiede uscirono i francesi Bruno Cornillet e Thierry Marie, con Enrico Galleschi, ma i tre caddero in discesa e Marie fu ricoverato in ospedale. Caddero anche Daniele Asti e Franco Ballerini, ma con minori conseguenze. Poco dopo andò a terra anche Argentin che si ritirò. Sul Poggio si portarono avanti l'irlandese Kelly, gli olandesi Rooks e Adri Van der Poel, lo svizzero Maechler, Fabio Roscioli, Giuseppe Calcaterra e Laurent Fignon. Su di loro rinvenne anche Maurizio Fondriest, giovane speranza del ciclismo italiano, che rientrò proprio mentre partì Fignon. Il due volte vincitore del Tour, nonché di una Freccia Vallone però, si ritrovò raggiunto proprio da Fondriest, che aveva proseguito nel suo affondo, proprio sulla cima. In discesa ed anche nella breve pianura prima dell'arrivo in Sanremo, l'animosità del giovane trentino di Cles fu un toccasana per la riuscita del tentativo. Lo sprint decisivo fu un bellissimo testa a testa: l'italiano partì lunghissimo convinto di poter disporre del grande francese che non vedeva veloce, invece, Fignon, era proprio la volata che cercava e la sua potenza gli consentì di vincere a braccia alzate. Ad 8" Steven Rooks, vinse la volata per il gradino più basso del podio. Laurent Fignon, aggiunse al suo prestigioso palmares la seconda classica: nonostante gli acciacchi che lo inseguivano dall'85 era sempre un fuoriclasse.
Dopo diverse edizioni oltre i duecento partenti l'edizione dell'88 segno il ritorno ad un numero più "umano": 198. La qualità però, rimase uguale. A dar fuoco ai tentativi ci pensarono a Mezzana Po Domenico Cavallo, Alberto Elli, il neoprofessionista danese John Carlsen e l'olandese Henri Manders. I quattro dopo aver raggiunto un vantaggio massimo di quasi 19 minuti, passarono il Turchino (primo Elli) con ancora 13 minuti di anticipo sul grosso. Sulle strade della Riviera il vantaggio scese progressivamente. Sul Capo Mele, Carlsen lasciò i compagni d'avventura, ma il plotone rinvenne ed a metà Cipressa, dopo 240 chilometri di fuga, finì anche il momento di gloria del danese. In contropiede uscirono i francesi Bruno Cornillet e Thierry Marie, con Enrico Galleschi, ma i tre caddero in discesa e Marie fu ricoverato in ospedale. Caddero anche Daniele Asti e Franco Ballerini, ma con minori conseguenze. Poco dopo andò a terra anche Argentin che si ritirò. Sul Poggio si portarono avanti l'irlandese Kelly, gli olandesi Rooks e Adri Van der Poel, lo svizzero Maechler, Fabio Roscioli, Giuseppe Calcaterra e Laurent Fignon. Su di loro rinvenne anche Maurizio Fondriest, giovane speranza del ciclismo italiano, che rientrò proprio mentre partì Fignon. Il due volte vincitore del Tour, nonché di una Freccia Vallone però, si ritrovò raggiunto proprio da Fondriest, che aveva proseguito nel suo affondo, proprio sulla cima. In discesa ed anche nella breve pianura prima dell'arrivo in Sanremo, l'animosità del giovane trentino di Cles fu un toccasana per la riuscita del tentativo. Lo sprint decisivo fu un bellissimo testa a testa: l'italiano partì lunghissimo convinto di poter disporre del grande francese che non vedeva veloce, invece, Fignon, era proprio la volata che cercava e la sua potenza gli consentì di vincere a braccia alzate. Ad 8" Steven Rooks, vinse la volata per il gradino più basso del podio. Laurent Fignon, aggiunse al suo prestigioso palmares la seconda classica: nonostante gli acciacchi che lo inseguivano dall'85 era sempre un fuoriclasse.
Articolo inviato da: Maurizio Ricci (Morris)
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