19 marzo 1970 - Milano-Sanremo
61a Edizione: 19 marzo 1970
Gli albori degli anni settanta ciclistici s'aprirono in chiave italiana con la speranza che la proibizione gravante sulla Milano Sanremo, potesse concludersi. Sembrava un'invocazione alla Musa. La prima Classicissima della nuova decade, brindò subito col nuovo record di partecipanti: 238! In una giornata quasi completamente di sole, il primo sussulto di gara si registrò a Novi Ligure, con l'iniziativa di Carlo Chiappano e del belga Herman Van Loo, che, poco dopo, furono raggiunti dagli italiani Michele Dancelli, Italo Zilioli, Franco Bitossi, Aldo Moser, Luciano Soave, Adriano Pella, Mauro Simonetti, dai belgi Rik Van Looy (alla sua ultima stagione), Eric Leman, Roger ed Eric De Vlaeminck, Walter Godefroot (compagno di squadra di Gimondi e Motta), Jozef Huysmans, dagli olandesi Gerben Karstens e l'iridato Harm Ottenbros, nonché dal tedesco Rolf Wolfshohl. La rappresentanza dei 18 fuggitivi fece capire che si trattava di un'azione davvero importante. Merckx, in condizioni fisiche precarie, diede ai compagni della Faema, il compito di inseguire senza troppa veemenza, nella speranza di riprendersi un poco durante la corsa. Sul Turchino, dove passò in testa Bitossi, il vantaggio dei battistrada sfiorava i 5'. Idem a Loano. Qui, Chiappano e Dancelli, i due della Molteni, approfittando di un traguardo volante, allungarono col chiaro intento di far uscire un gruppetto ristretto, ma restarono soli. Chiappano, a quel punto, mise sul campo tutte le energie rimaste per lanciare il compagno e poi si fermò. L'azione solitaria di Dancelli, sembrò un suicidio, ma a Laigueglia, con quasi due minuti di vantaggio su Roger De Vlaeminck, seguito a mezzo minuto dagli altri sedici e col gruppo a sei minuti, iniziò a far capolino un certo ottimismo. Il bresciano intanto, grazie alle ali di folla festante e votata ad incitarlo, trovò nuove energie, mentre dietro, alla progressiva cottura di De Vlaeminck, non fece eco una sostanziale brillantezza degli altri. A parte il grosso, dove Merckx, nonostante i suoi problemi, stava tentando un impossibile ritorno. Con 57" di vantaggio sugli inseguitori più immediati, Dancelli iniziò il Poggio e riuscì nella non prevedibile impresa, di allargare il vuoto fra lui e gli altri più vicini. Arrivò al traguardo da trionfatore. Era stato l'italiano che ci aveva più creduto negli ultimi anni, ed era giusto che fosse lui a rompere l'incantesimo, diciassette anni dopo Loretto Petrucci. Michele Dancelli pianse, anche davanti al microfono della TV e disse: "Non credevano fossi un campione...".
Gli albori degli anni settanta ciclistici s'aprirono in chiave italiana con la speranza che la proibizione gravante sulla Milano Sanremo, potesse concludersi. Sembrava un'invocazione alla Musa. La prima Classicissima della nuova decade, brindò subito col nuovo record di partecipanti: 238! In una giornata quasi completamente di sole, il primo sussulto di gara si registrò a Novi Ligure, con l'iniziativa di Carlo Chiappano e del belga Herman Van Loo, che, poco dopo, furono raggiunti dagli italiani Michele Dancelli, Italo Zilioli, Franco Bitossi, Aldo Moser, Luciano Soave, Adriano Pella, Mauro Simonetti, dai belgi Rik Van Looy (alla sua ultima stagione), Eric Leman, Roger ed Eric De Vlaeminck, Walter Godefroot (compagno di squadra di Gimondi e Motta), Jozef Huysmans, dagli olandesi Gerben Karstens e l'iridato Harm Ottenbros, nonché dal tedesco Rolf Wolfshohl. La rappresentanza dei 18 fuggitivi fece capire che si trattava di un'azione davvero importante. Merckx, in condizioni fisiche precarie, diede ai compagni della Faema, il compito di inseguire senza troppa veemenza, nella speranza di riprendersi un poco durante la corsa. Sul Turchino, dove passò in testa Bitossi, il vantaggio dei battistrada sfiorava i 5'. Idem a Loano. Qui, Chiappano e Dancelli, i due della Molteni, approfittando di un traguardo volante, allungarono col chiaro intento di far uscire un gruppetto ristretto, ma restarono soli. Chiappano, a quel punto, mise sul campo tutte le energie rimaste per lanciare il compagno e poi si fermò. L'azione solitaria di Dancelli, sembrò un suicidio, ma a Laigueglia, con quasi due minuti di vantaggio su Roger De Vlaeminck, seguito a mezzo minuto dagli altri sedici e col gruppo a sei minuti, iniziò a far capolino un certo ottimismo. Il bresciano intanto, grazie alle ali di folla festante e votata ad incitarlo, trovò nuove energie, mentre dietro, alla progressiva cottura di De Vlaeminck, non fece eco una sostanziale brillantezza degli altri. A parte il grosso, dove Merckx, nonostante i suoi problemi, stava tentando un impossibile ritorno. Con 57" di vantaggio sugli inseguitori più immediati, Dancelli iniziò il Poggio e riuscì nella non prevedibile impresa, di allargare il vuoto fra lui e gli altri più vicini. Arrivò al traguardo da trionfatore. Era stato l'italiano che ci aveva più creduto negli ultimi anni, ed era giusto che fosse lui a rompere l'incantesimo, diciassette anni dopo Loretto Petrucci. Michele Dancelli pianse, anche davanti al microfono della TV e disse: "Non credevano fossi un campione...".
Articolo inviato da: Maurizio Ricci (Morris)
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