3 aprile 1927 - Milano-Sanremo
20a Edizione: 3 aprile 1927
Pietro Chesi da Gambassi. Senza quella pazzesca straordinaria giornata del 3 aprile 1927, ben pochi si ricorderebbero di lui: un giovanotto un po' singolare, noto nell'ambiente più per le sue stravaganze che per le vittorie. Gli avevano dato come soprannome "Pelo", ed anche "campione della Tripolinania" poiché amava correre senza parafanghi, per cui, con quelle strade, arrivava al traguardo sudicio ed infangato da sembrare nero di pelle. Quella mattina del 3 aprile, si mise in moto assieme ad altri 110 corridori (record!) dalla Conca Fallata, senza velleità e senza speranze. Dei partenti non facevano parte Girardengo, Belloni e Bottecchia, ma c'erano Alfredo Binda e Piemontesi e c'erano Henry Suter, Notter, Antenen, Blattman, Monthey, Nebe, Seiferth. Ben presto, quel bel tipo di Chesi incominciò a cercare di mettersi in vista: al suo allungo, rispose dapprima il solo Carlo Porzio e, poi, quando si liberò della compagnia del compagno d'avventura, proseguì blandamente contrastato, fino ad ergersi a montagna insuperabile per gli altri. Non c'era nessuno, e tanto meno i "grandi", che dimostrasse un minimo di preoccupazioni per quell'ignoto milite (Chesi apparteneva alla 1a Legione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, un corpo militare della Italia fascista), che se la batteva con tessera della Nicolò Biondo e correva con la maglia dell'Artar. E dato che Chesi non andava affatto piano (la sua media complessiva fu di km. 29,485, tutt'altro che disprezzabile), il vuoto alle sue spalle divenne ben presto abissale, tanto che a Novi vantava già 7' di vantaggio sul gruppo e ad Ovada (dopo 118 chilometri di corsa, quando ne mancavano ancora 168 al traguardo), ben 17'. Binda e Piemontesi, a quel punto, iniziarono la rincorsa convinti che la salita del Turchino avrebbe ridotto alla ragione quello sconsiderato, ma Chesi resistette e quando giunse sulla Riviera, trovò nei suiveurs tanti sostenitori che lo incitavano a non mollare. "Ti darò 300 lire se arriverai solo ad Arenzano, 500 se sarai ancora in testa a Savona! 1000 se resisterai sino a Loano!" - dicevano. E Chesi resistette, mise assieme una piccola fortuna e tenne duro sino a Sanremo, dove arrivò pressoché esausto e tuttavia con ancora 9' di vantaggio su Binda e Piemontesi, che erano riusciti a sganciarsi dal gruppo che giunse 3' più tardi. La vittoria del toscano, resterà perennemente una delle più grosse sorprese della storia del ciclismo.
Pietro Chesi da Gambassi. Senza quella pazzesca straordinaria giornata del 3 aprile 1927, ben pochi si ricorderebbero di lui: un giovanotto un po' singolare, noto nell'ambiente più per le sue stravaganze che per le vittorie. Gli avevano dato come soprannome "Pelo", ed anche "campione della Tripolinania" poiché amava correre senza parafanghi, per cui, con quelle strade, arrivava al traguardo sudicio ed infangato da sembrare nero di pelle. Quella mattina del 3 aprile, si mise in moto assieme ad altri 110 corridori (record!) dalla Conca Fallata, senza velleità e senza speranze. Dei partenti non facevano parte Girardengo, Belloni e Bottecchia, ma c'erano Alfredo Binda e Piemontesi e c'erano Henry Suter, Notter, Antenen, Blattman, Monthey, Nebe, Seiferth. Ben presto, quel bel tipo di Chesi incominciò a cercare di mettersi in vista: al suo allungo, rispose dapprima il solo Carlo Porzio e, poi, quando si liberò della compagnia del compagno d'avventura, proseguì blandamente contrastato, fino ad ergersi a montagna insuperabile per gli altri. Non c'era nessuno, e tanto meno i "grandi", che dimostrasse un minimo di preoccupazioni per quell'ignoto milite (Chesi apparteneva alla 1a Legione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, un corpo militare della Italia fascista), che se la batteva con tessera della Nicolò Biondo e correva con la maglia dell'Artar. E dato che Chesi non andava affatto piano (la sua media complessiva fu di km. 29,485, tutt'altro che disprezzabile), il vuoto alle sue spalle divenne ben presto abissale, tanto che a Novi vantava già 7' di vantaggio sul gruppo e ad Ovada (dopo 118 chilometri di corsa, quando ne mancavano ancora 168 al traguardo), ben 17'. Binda e Piemontesi, a quel punto, iniziarono la rincorsa convinti che la salita del Turchino avrebbe ridotto alla ragione quello sconsiderato, ma Chesi resistette e quando giunse sulla Riviera, trovò nei suiveurs tanti sostenitori che lo incitavano a non mollare. "Ti darò 300 lire se arriverai solo ad Arenzano, 500 se sarai ancora in testa a Savona! 1000 se resisterai sino a Loano!" - dicevano. E Chesi resistette, mise assieme una piccola fortuna e tenne duro sino a Sanremo, dove arrivò pressoché esausto e tuttavia con ancora 9' di vantaggio su Binda e Piemontesi, che erano riusciti a sganciarsi dal gruppo che giunse 3' più tardi. La vittoria del toscano, resterà perennemente una delle più grosse sorprese della storia del ciclismo.
Articolo inviato da: Maurizio Ricci (Morris)
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