Milano-Sanremo
ITA 
Corsa Linea (Cod. 459)
Informazioni sulla corsa
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Milano-Sanremo Tipo di corsa: Linea Di questa corsa esistono in archivio 102 edizioni (1907 - 2011) Mostra tutte le edizioni |
La nascita della Milano-Sanremo dalle parole di Cougnet
La Milano Sanremo ebbe una gestazione abbastanza laboriosa e travagliata. I Sanremesi erano alla ricerca di qualcosa di originale e interessante da organizzare per passare le serate primaverili. Ma sentiamo dalle parole dello stesso Cougnet in un articolo di quasi cinquant'anni fa', come si arrivò al fatidico giorno della partenza.
"Nel 1905 all'alba dello sviluppo industriale automobilistico, accanto alle macchine da corsa e a quelle turistiche di grossa cilindrata, venivano costruite da ditte minori modeste vetturette per le piccole borse. Queste vetturette si fregiavano dell'allettante nome di utilitarie. Allo scopo di propagandare il nuovo popolare mezzo di locomozione "La Gazzetta dello Sport" allora diretta da Costamagna ed amministrata dal sottoscritto, in accordo con l'Unione Sportiva Sanremese nelle persone dei dirigenti signori Ameglio, Capoduro, Rubino, e ing. Francesco Sghirla, organizzò la corsa per vetturette: Milano-Acqui-Sanremo. La corsa fu un solenne fiasco. Le utilitarie impiegarono due giorni per compiere il tragitto, arrivarono al traguardo in pochissimi esemplari e in non buone condizioni.
Fu allora che sorse la proposta di trasformare la corsa da automobilistica in ciclistica. L'idea, fugato qualche dubbio, fu subito accolta. Si aprì semplicemente la carta del Touring Club al 200.000 e si tracciò il percorso che in meno di trecento chilometri congiungeva Milano a Sanremo attraverso Ovada e Voltri col Passo del Turchino, e nella primavera del 1907 lanciammo il bando internazionale della prima Corsa al Sole.
A quell'epoca non c'era assolutamente in noi la speranza e tanto meno la convinzione, che la competizione dovesse incontrare quella fortuna che poi la fece proclamare la prima corsa al mondo. Ma la Milano Sanremo conteneva in sé un grande potenziale di sviluppo che la fece progredire di anno in anno. Fu essa a crearsi il successo dal suo debutto, caratterizzato dalla partecipazione dei migliori corridori francesi e belgi in rappresentanza delle due maggiori Case: la Peugeot e l'Alcyon, che allora dominavano il mercato e l'arengo agonistico."
"Nel 1905 all'alba dello sviluppo industriale automobilistico, accanto alle macchine da corsa e a quelle turistiche di grossa cilindrata, venivano costruite da ditte minori modeste vetturette per le piccole borse. Queste vetturette si fregiavano dell'allettante nome di utilitarie. Allo scopo di propagandare il nuovo popolare mezzo di locomozione "La Gazzetta dello Sport" allora diretta da Costamagna ed amministrata dal sottoscritto, in accordo con l'Unione Sportiva Sanremese nelle persone dei dirigenti signori Ameglio, Capoduro, Rubino, e ing. Francesco Sghirla, organizzò la corsa per vetturette: Milano-Acqui-Sanremo. La corsa fu un solenne fiasco. Le utilitarie impiegarono due giorni per compiere il tragitto, arrivarono al traguardo in pochissimi esemplari e in non buone condizioni.
Fu allora che sorse la proposta di trasformare la corsa da automobilistica in ciclistica. L'idea, fugato qualche dubbio, fu subito accolta. Si aprì semplicemente la carta del Touring Club al 200.000 e si tracciò il percorso che in meno di trecento chilometri congiungeva Milano a Sanremo attraverso Ovada e Voltri col Passo del Turchino, e nella primavera del 1907 lanciammo il bando internazionale della prima Corsa al Sole.
A quell'epoca non c'era assolutamente in noi la speranza e tanto meno la convinzione, che la competizione dovesse incontrare quella fortuna che poi la fece proclamare la prima corsa al mondo. Ma la Milano Sanremo conteneva in sé un grande potenziale di sviluppo che la fece progredire di anno in anno. Fu essa a crearsi il successo dal suo debutto, caratterizzato dalla partecipazione dei migliori corridori francesi e belgi in rappresentanza delle due maggiori Case: la Peugeot e l'Alcyon, che allora dominavano il mercato e l'arengo agonistico."
Milano-Sanremo
La classicissima di primavera nacque dalla fantasia di un gruppo di giovani sanremesi, che nel 1906 avevano visto fallire clamorosamente una Milano-Acqui-Sanremo automobilistica (trenta vetture alla partenza, due sole all'arrivo). Eugenio Costamagna, direttore de La Gazzetta dello Sport, accettò tra mille perplessità l'idea e Armando Cougnet, impareggiabile regista delle corse di allora, la mise in pratica.
Il 14 aprile 1907, al ritrovo della prima Milano-Sanremo, nell'osteria della Conca Fallata di Milano, si presentarono trentatre dei sessanta corridori iscritti. Era una giornata di pioggia e freddo. Giovanni Gerbi, diavolo rosso astigiano, andò ben presto in fuga, a Pozzolo Formigaro, e scollinò sul Turchino con tre minuti di vantaggio su Ganna, Galetti e Garrigou. Il francese Petit-Breton era a cinque minuti. A Savona Garrigou raggiunse Gerbi, che non collaborò minimamente alla fuga perchè attendeva dalle retrovie l'arrivo di Petit-Breton, suo compagno di squadra alla Bianchi. Il francese raggiunse la coppia di testa, Gerbi chiuse in volata Garrigou ai cinquecento metri, permettendo a Petit-Breton di aggiudicarsi la prima classicissima. Due anni dopo Ganna fu il primo italiano a iscrivere il proprio nome nell'albo d'oro della corsa con una fuga solitaria di un centinaio di chilometri, da Savona al traguardo.
La Milano-Sanremo cominciò a entrare nella leggenda nel 1910. Sessantatre partenti e sette arrivati nella bufera, in una giornata tremenda. Corridori che si fermavano in sperduti casolari e non ebbero più il coraggio di riprendere. Il francese Christophe a un certo punto rimase solo nella tormenta. Credette addirittura di aver sbagliato strada finché scoprì d'un tratto le prime case di Sanremo, e vinse lasciando il secondo, un certo Giovanni cocchi, a un'ora e un minuto.
Poi venne Girardengo, l'omino di Novi Ligure, il primo "campionissimo" che legò il suo nome a questa affascinante classica. Ne vinse sei, in undici anni. La prima vittoria nel 1918 in maniera clamorosa, attaccando a 200 chilometri dall'arrivo e vincendo con 13' su Belloni, secondo, e quasi un'ora su Agostoni. L'ultima vittoria, la sesta, a trentacinque anni, nel '28, contro Binda di nove anni più giovane e campione del mondo in carica. Venne poi l'epoca di Binda e Guerra; il primo di "Sanremo" ne vinse due, il secondo una sola. Entrambi ne persero parecchie, vittime della loro stessa rivalità. Nel '36 Binda chiuse la sua carriera con una frattura del femore alla "Sanremo". Dall'anno successivo la corsa ebbe come data fissa il 19 marzo, festa di San Giuseppe.
Seguì l'era di Bartali e Coppi con il primo trionfatore in quattro edizioni ('39, '40, '47 e '50). L'ultimo successo fu clamoroso perchè batte in volata il re dello sprint Rik Van Steenbergen. Coppi invece si aggiudicò appena due volte la "Sanremo", nel '48 e nel '49, sempre per distacco. Loretto Petrucci, toscano, vinse nel '52 e nel '53, sempre davanti a Minardi. Successivamente per ben sedici anni fu una corsa stregata per gli italiani. Pur di non veder vincere i velocisti fiamminghi, l'organizzatore Torriani nel '60 cambiò percorso, inserendo il Poggio a pochi chilometri dal traguardo; una rampa breve che, evitando sprints a ranghi compatti, avrebbe dovuto permettere agli italiani di rivincere finalmente la corsa. Ma nonostante il Poggio continuarono le vittorie straniere e nel '66 comincia l'egemonia di Eddy Merckx, il campionissimo belga trionfatore di ben sette Sanremo. Gli italiani, comunque, interruppero il digiuno con la lunga fuga solitaria di Dancelli nel '70. Dopo Merckx la "Sanremo" non ha avuto per anni un dominatore assoluto anche se, salvo rare eccezioni, il vincitore era sempre un grande campione. Nel '97 è cominciata l'era del tedesco Zabel, potente velocista, che è riuscito ad imporsi in quattro edizioni ('97, '98, 2000 e 2001) con un secondo posto nel '99 dietro Tchmil che lo ha anticipato all'ultimo chilometro.
Il 14 aprile 1907, al ritrovo della prima Milano-Sanremo, nell'osteria della Conca Fallata di Milano, si presentarono trentatre dei sessanta corridori iscritti. Era una giornata di pioggia e freddo. Giovanni Gerbi, diavolo rosso astigiano, andò ben presto in fuga, a Pozzolo Formigaro, e scollinò sul Turchino con tre minuti di vantaggio su Ganna, Galetti e Garrigou. Il francese Petit-Breton era a cinque minuti. A Savona Garrigou raggiunse Gerbi, che non collaborò minimamente alla fuga perchè attendeva dalle retrovie l'arrivo di Petit-Breton, suo compagno di squadra alla Bianchi. Il francese raggiunse la coppia di testa, Gerbi chiuse in volata Garrigou ai cinquecento metri, permettendo a Petit-Breton di aggiudicarsi la prima classicissima. Due anni dopo Ganna fu il primo italiano a iscrivere il proprio nome nell'albo d'oro della corsa con una fuga solitaria di un centinaio di chilometri, da Savona al traguardo.
La Milano-Sanremo cominciò a entrare nella leggenda nel 1910. Sessantatre partenti e sette arrivati nella bufera, in una giornata tremenda. Corridori che si fermavano in sperduti casolari e non ebbero più il coraggio di riprendere. Il francese Christophe a un certo punto rimase solo nella tormenta. Credette addirittura di aver sbagliato strada finché scoprì d'un tratto le prime case di Sanremo, e vinse lasciando il secondo, un certo Giovanni cocchi, a un'ora e un minuto.
Poi venne Girardengo, l'omino di Novi Ligure, il primo "campionissimo" che legò il suo nome a questa affascinante classica. Ne vinse sei, in undici anni. La prima vittoria nel 1918 in maniera clamorosa, attaccando a 200 chilometri dall'arrivo e vincendo con 13' su Belloni, secondo, e quasi un'ora su Agostoni. L'ultima vittoria, la sesta, a trentacinque anni, nel '28, contro Binda di nove anni più giovane e campione del mondo in carica. Venne poi l'epoca di Binda e Guerra; il primo di "Sanremo" ne vinse due, il secondo una sola. Entrambi ne persero parecchie, vittime della loro stessa rivalità. Nel '36 Binda chiuse la sua carriera con una frattura del femore alla "Sanremo". Dall'anno successivo la corsa ebbe come data fissa il 19 marzo, festa di San Giuseppe.
Seguì l'era di Bartali e Coppi con il primo trionfatore in quattro edizioni ('39, '40, '47 e '50). L'ultimo successo fu clamoroso perchè batte in volata il re dello sprint Rik Van Steenbergen. Coppi invece si aggiudicò appena due volte la "Sanremo", nel '48 e nel '49, sempre per distacco. Loretto Petrucci, toscano, vinse nel '52 e nel '53, sempre davanti a Minardi. Successivamente per ben sedici anni fu una corsa stregata per gli italiani. Pur di non veder vincere i velocisti fiamminghi, l'organizzatore Torriani nel '60 cambiò percorso, inserendo il Poggio a pochi chilometri dal traguardo; una rampa breve che, evitando sprints a ranghi compatti, avrebbe dovuto permettere agli italiani di rivincere finalmente la corsa. Ma nonostante il Poggio continuarono le vittorie straniere e nel '66 comincia l'egemonia di Eddy Merckx, il campionissimo belga trionfatore di ben sette Sanremo. Gli italiani, comunque, interruppero il digiuno con la lunga fuga solitaria di Dancelli nel '70. Dopo Merckx la "Sanremo" non ha avuto per anni un dominatore assoluto anche se, salvo rare eccezioni, il vincitore era sempre un grande campione. Nel '97 è cominciata l'era del tedesco Zabel, potente velocista, che è riuscito ad imporsi in quattro edizioni ('97, '98, 2000 e 2001) con un secondo posto nel '99 dietro Tchmil che lo ha anticipato all'ultimo chilometro.
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