Storia di Vicente Trueba Perez

Basco, talmente minuscolo (m 1,54 per 50 kg) da essere soprannominato "la pulce di Torrelavega", divenne famoso nella prima metà degli anni Trenta. Suoi avversari erano i francesi Magne, Speicher e Leducq, gli italiani Guerra, Binda, Martano, Camusso e Pesenti e i connazionali Canardo, Montero, Cepeda e Escuriet.
Per meglio dire, Trueba non aveva avversari veri e propri. Nel senso che in salita era imprendibile, mentre in discesa era troppo più debole di tutti. Per lui ogni montagna era paradiso o inferno, a seconda che la aggredisse da sotto o vi piombasse dall'alto. Insomma se tutte le corse fossero state in salita il piccolo basco sarebbe ricordato come uno dei più grandi corridori della storia.
Proprio con lui inizia la stirpe dei grandi scalatori iberici: la "pulce" aveva occhi grandi e sguardo malinconico, retaggio forse delle sue umili origini.
Divenuto professionista a venticinque anni nel 1928, alla sua prima stagione riuscì a imporsi solo nel difficile Circuito Ribera del Jalon e l'anno dopo rimase completamente all'asciutto, pur portando a casa una buona quinta piazza alla Vuelta a Catalunya. I suoi cinquanta chili, il suo metro e 54 di altezza avevano bisogno di confrontarsi con le grandi cime, quelle che il Tour de France andava ogni anno a salutare.
Ed eccolo al suo primo Tour de France nel 1930. Era un'edizione rivoluzionaria: Henry Desgrange lanciava per la prima volta la formula delle squadre nazionali e imponeva a tutti i partecipanti la stessa anonima bici, di colore giallo. Trueba era già pronto a misurarsi con i grandi del Tour, anche se non riuscì a fare sfracelli. Mentre Guerra, che sarebbe poi giunto secondo, e il francese Leducq combattevano per la vittoria, la pulce si accontentava di un anonimo 24° posto.
Dopo un 1931 interlocutorio, con una vittoria in Spagna nel G.P. di Terjara, si ripresentò alla Grande Boucle nel 1932, unico e isolatissimo iberico in gara.
Nella quinta tappa, da Pau a Luchon, era previsto il terribile Aubisque, sterrato ed inasprito da pioggia, vento e neve. Sui primi tornanti cominciò la piccola leggenda di Trueba, che in vetta passò in vantaggio su tutti. Dietro, solo il francese Faure limitava i danni, ma al traguardo Trueba non si sarebbe nemmeno piazzato fra i primi, a dimostrazione di una idiosincrasia alla discesa che lo avrebbe penalizzato per tutta la carriera. Alla fine, nel Tour vinto da Leducq, non andò oltre il 27° posto, ma l'impressione destata in montagna era notevole.
Il 1933 fu l'anno della consacrazione: partecipò, primo spagnolo della storia, al Giro d'Italia, dove Binda lasciò a tutti le briciole e lui terminò in 43° posizione con le gambe pronte in prospettiva Tour.
Infatti per il piccolo atleta l'appuntamento francese era ormai irrinunciabile. Lungo il tracciato della durissima corsa si affrontò prima Alpi e poi Pirenei e lui passò primo su Galibier, Peyresourde, Vars, Tourmalet, Ballon d'Alsace, Brauss, Aspin e Aubisque. Per dare l'idea della sua superiorità, basti pensare che in cima al Galibier scollinò con un vantaggio di undici minuti su Guerra, che, in discesa e poi in pianura, colmò il divario e vinse.
Trueba, che correva senza squadra, chiuse il suo grandissimo Tour con un sesto posto in classifica generale e con la vittoria nella prima edizione del Gran Premio della Montagna. Ormai la pulce di Torrelavega era per tutti divenuta la pulce dei Pirenei.
Partecipò al Tour anche nei due anni successivi, non più come isolato, ma con una vera e propria squadra nazionale. Si piazzò decimo nel 1934 e si ritirò l'anno dopo per la morte del compagno Cepeda, caduto mentre scendeva in picchiata dal Galibier. Proprio nel 1935 nasceva la Vuelta e lui ne corse due, ma non riuscì mai ad essere protagonista, terminandole entrambe con prematuri ritiri.
Aveva trent'anni quando le truppe di Francisco Franco, dal Marocco sbarcavano in terra iberica, andando a disseminare il germe tragico della guerra civile. Si ritirò, anche perché per circa tre anni in Spagna non fu possibile gareggiare, e, dopo varie esperienze, trovò alla fine buon successo con l'attività di impresario edile.
Vicente ebbe tre fratelli corridori: José, Victoriano e Firmin, il più famoso, che fu campione di Spagna nel 1938.
Articolo inviato da: Paolo Mannini (Firenze)