23 marzo 2014 - Milano-Sanremo

Sin dai primi metri c'è battaglia, con alcune squadre da subito intenzionate a piazzare il proprio uomo in fuga. Tra queste le più attive sono Neri - YellowFluo, Androni - Venezuela e NetAPP - Endura, alla quale appartiene Jan Barta, il primo, assieme Maarten Tjallingii (Belkin) a riuscire a guadagnare un piccolo margine. Dopo una decina di chilometri il loro vantaggio è solamente di una dozzina di secondi, ma altri riescono a guadagnare sul gruppo, con Nicola Boem (Bardiani - CSF), Antonino Parrinello (Androni - Venezuela), Nathan Haas (Garmin - Sharp), Matteo Bono (Lampre - Merida) e Marc De Maar (UnitedHealthcare) che si riportano sul duo al comando, dando nuova linfa all'azione. Sette uomini, senza grandi nomi, che ricevono rapidamente il via libera del gruppo, che in pochi chilometri concede minuti su minuti. I sette attaccanti toccano un vantaggio massimo di 10'30", ma quando manca ancora tanto al traguardo, tanto che dietro nessuno si preoccupa, con la sola Cannondale ad assicurare a lungo il ritmo, variandolo solamente a circa metà gara, ovvero sul Turchino, dove il vantaggio cala notevolmente. Il copione resta invariato per i successivi 60 chilometri, in cui il vantaggio cala lentamente, ma regolarmente, mentre in testa alla corsa rimangono solo in sei visto che Boem, colpito da crampi, è costretto ad alzare bandiera bianca. Poco più tardi un altro fuggitivo, Nathan Haas, si deve arrendere, stavolta per una foratura, proprio quando il gruppo cambia decisamente la marcia, non lontano dalla zona del rifornimento. A dare manforte alla Cannondale è la Giant - Shimano, il cui supporto in vista degli ultimi 50 chilometri si dimostra prezioso per sfilacciare ulteriormente un gruppo già alla frusta, causa anche il maltempo. Prima dell'inizio del Capo Mele dalla testa della corsa perde contatto Parrinello mentre dal gruppo, tirato ora anche dai Katusha, sul Capi si staccano alcuni corridori molto attesi come Alessandro Petacchi (Omega Pharma - QuickStep), Diego Ulissi (Lampre - Merida) e Arnaud Démare (FDJ.fr). Quando mancano 40 chilometri all'arrivo Katusha e Cannondale stanno tenendo altissima l'andatura, davanti si stacca Barta e il vantaggio dei battistrada è sceso sotto i 4 minuti. Il gruppo è molto sfilacciato ed è composto da non più di 40-50 unità. All'attacco della Cipressa i tre di testa hanno un vantaggio di circa 2' sul gruppo. Sulla Cipressa se ne va Tjallingi tutto solo. Si stacca Bono mentre prova a resistere De Maar. In salita il forcing della Cannondale spezza il gruppo, nel quale risale Nibali che, quando mancano 25 km all'arrivo, attacca. Nessuno risponde alla rasoiata di Nibali che così guadagna subito una sessantina di metri nei confronti del gruppo, tirato dall'ottimo Alessandro De Marchi (Cannondale). Nessun sembra avere la forza o la voglia di portarsi sulla ruota dello Squalo dello Stretto che si lancia così in un'azione solitaria. Al Gpm sono 13 i secondi di vantaggio per la coppia De Maar-Tjalllingi su Nibali, il gruppo a 36". In discesa (ai -20) Nibali rientra sui battistrada e dopo un paio di chilometri rimane da solo al comando; il gruppo ad una trentina di secondi. Al Poggio mancano circa 9 chilometri e Nibali insiste nella sua azione guadagnando ancora. Ai -15 sono 40" i secondi di vantaggio per il siciliano e il gruppo sembra ancora non essersi organizzato con il solo De Marchi che continua a fare l'andatura. Ai -12 è sceso a 30" il vantaggio del battistrada, mentre in gruppo adesso sono gli Sky a tirare. Il vantaggio di Nibali scende vertiginosamente e, all'inizio del Poggio, ha solo 8" di vantaggio sul gruppo che ha perso per una foratura uno dei favoriti, John Degenkolb (Giant-Shimano), che adesso deve inseguire. Raggiunto Nibali, il primo a scattare sulla storica salita ligure è Gregory Rast (Trek), sulla cui ruota si riporta immediatamente Enrico Battaglin (Bardiani - CSF). I due non fanno la differenza e al primo accenno di scatto da parte di Philippe Gilbert (BMC) il loro tentativo sfuma. Con il gruppo di nuovo compatto, sono Bauke Mollema (Belkin) e Greg Van Avermaet (BMC) gli unici a provare qualcosa, ma il loro margine in cima alla salita è esiguo e anche in discesa nessuno riesce a fare la differenza. Si arriva così a Sanremo con un gruppetto forte di una trentina di unità, con all'interno molti dei velocisti più attesi in partenza. Cercando di sfruttare un attimo di indecisione, Sonny Colbrelli (Bardiani - CSF) prova l'attacco a sorpresa ai meno due ma anche lui è costretto ad arrendersi allo sprint.
Con le squadre sfaldate dalla durezza del percorso, la volata risulta inevitabilmente piuttosto confusa con la caduta di Mauro Finetto (Neri - YellowFluo) e Battaglin che complica ulteriormente la situazione. E' Gilbert, in appoggio al compagno Van Avermaet, che prova a prendere in mano la situazione ma alla fine il più fresco risulta Kristoff che, partendo nel finale, riesce ad imporsi quasi per distacco sul Lungomare Calvino. Il norvegese, che centra il successo più importante della carriera, riesce a finalizzare al meglio l'ottimo lavoro dei suoi compagni della Katusha, in particolare di Luca Paolini che lo ha tenuto sempre al coperto.
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