100 anni di ciclismo, 1934: Gaston Rebry

Gaston Rebry nacque nel 1905, il 29 Gennaio, a Rollegem-Kapelle, piccolo borgo situato nel nord-ovest del Belgio, nella provincia delle Fiandre Occidentali.

Intraprese fin da giovanissimo la carriera di ciclista, arrivando al professionismo già a 18 anni.
Disputò le prime tre stagioni, dal 1923 al 1925, da indipendente, raccogliendo comunque discreti piazzamenti in gare non di primissimo piano. In questo periodo le sue prestazioni attirarono l'attenzione del team francese Peugeot, che decise di tesserarlo nel 1926.
Fu un passo importante per la carriera di Rebry, dal momento che gli consentì di competere nelle gare più importanti di tutta Europa e di acquisire l'esperienza che ancora gli mancava.

Nel 1926 per Rebry arrivarono le prime vittorie: la Parigi-Nantes e la Lion-Belfort, gare di importanza relativa, lo videro trionfatore, ma fu soprattutto il terzo posto alla Parigi-Roubaix, dietro ai connazionali Delbecque e Van Slembrouck, che impose il nome di Rebry all'attenzione generale.
Iniziarono quindi a delinearsi le caratteristiche salienti di Rebry, ragazzo ancor giovane, ma già dotato di un buon fisico e soprattutto di grande determinazione e carica agonistica.
Queste sue caratteristiche gli valsero il soprannome di "Bulldog", in parte legato anche all'espressione arcigna del suo volto, e furono il tratto dominante in tutta la sua carriera, unitamente alla grande potenza e ad un'attitudine non proprio eccezionale alla salita.

Rebry dedicò la stagione 1927 a prepararsi per il debutto nella Grand Boucle, il Tour de France, già all'epoca la corsa più affascinante, ambita e temuta da tutti i ciclisti; ma tale scelta non si rivelò particolarmente indovinata; forse perchè ancora troppo giovane, forse per via delle già citate carenze in salita, Rebry faticò molto, raccolse solamente un 2° posto alla 9° tappa e si ritirò alla 12° frazione.
In quella stagione per Rebry non arrivarono altri piazzamenti importanti, ne tantomeno vittorie, il che forse indusse la Peugeot a non ritenerlo un elemento valido.
Fu però il team Alcyon a credere in lui e ad arruolarlo tra le proprie fila nel 1928, riproponendolo al via del Tour, dove questa volta Rebry colse risultati più prestigiosi: vinse infatti la 3° tappa, con arrivo a Dinan, colse altri due piazzamenti fra i primi tre e riuscì ad arrivare fino a Parigi, chiudendo tra l'altro con un dignitoso 12° posto in classifica generale.
Per Rebry nel 1928 arrivarono anche il 3° posto alla Parigi-Rennes ed il 4° posto alla Parigi-Roubaix.

Il 1929 fu una stagione condotta sulla falsariga della precedente: una partecipazione dignitosa al Tour de France, con una vittoria di tappa, qualche piazzamento ed il decimo posto nella classifica finale; qualche discreto risultato in classiche più o meno importanti, tra cui il 5° posto alla Roubaix, e la sensazione di una carriera che stentava a decollare. Dopo il 1930 poi, tale sensazione prese ancor più corpo, dal momento che Rebry chiuse l'annata senza alcuna vittoria, non prese neppure parte al Tour per problemi di salute e non brillò nemmeno nella Roubaix, dove anzi si ritirò. Sembrava che la sua stella fosse destinata a spegnersi ancor prima di aver iniziato a brillare, ma per sua fortuna non fu così.
Il 1931 infatti si rivelò la stagione della svolta per Rebry: arrivarono dei buoni piazzamenti, con il 2° posto nella classifica generale del circuito di Morbihan ed in una tappa della medesima corsa, ma soprattutto arrivò la vittoria alla Parigi-Roubaix, dove Rebry seppe affermarsi superando il grande velocista francese Charles Pelissier, il più giovane dei 3 fratelli Pelissier, ed il belga Decroix.
Ritrovata una buona condizione fisica ed acquisita nuova fiducia nei propri mezzi, Rebry decise di ripresentarsi al via del Tour de France; "Bulldog" in quell'occasione riuscì a difendersi meglio del solito sulle salite, e si presentò alle ultime tappe sorretto da una notevole condizione, grazie alle quali colse un 2° posto nella 17° tappa ed un 3° posto nella 19°; ma il proprio capolavoro Rebry lo costruì nella 23° tappa, quando trovò ispirazione nel tracciato che, portando da Charleville a Malo-les-Bains, attraversava i luoghi a Rebry più cari professionalmente: l'inferno del nord, il pavè.
In quella circostanza Rebry si lanciò all'attacco, insieme al compagno di squadra Demuysere, ma Antonin Magne, leader della corsa, non diede loro spazio e riuscì a limitare i danni. Quell'iniziativa portò a Demuysere il secondo posto nella classifica generale, grazie ai 17 minuti inflitti a Pesenti, il quale scalò al terzo posto. Per Rebry invece arrivò una prestigiosa vittoria di tappa ed il quarto posto nella classifica generale, piazzamento che rimarrà per Rebry il migliore in carriera al Tour.

Il 1932 fu per Rebry foriero di vittorie, con 3 affermazioni: due classiche belghe non di primo piano, e la 19° tappa al Tour, sullo stesso tracciato da Charleville a Melo-Les-Bains che lo vide trionfatore anche nella stagione precedente; tale vittoria però non si abbinò ad un piazzamento prestigioso nella classifica generale, dove Rebry dovette accontentarsi di un anonimo 20° posto. Anche la Roubaix andò male per Rebry, che chiuse al 15° posto.
Stagione quindi in chiaroscuro, come del resto il 1933, dove si affermò in alcune corse di importanza secondaria in patria, ma non riuscì a brillare nelle occasioni più importanti, chiudendo al 7° posto la Roubaix ed al 14° il Tour de France, dove non raccolse nemmeno successi parziali.

Al via della stagione 1934, Rebry era ormai considerato uno specialista, in grado di brillare solamente nelle competizioni sul pavè. Ma il belga, ormai consapevole dei propri limiti e maturo per scegliere con cura gli obiettivi, decise che sarebbe stato inutile continuare a spendere energie per brillare al Tour, corsa che più volte lo aveva respinto. Si preparò allora per un inizio di stagione al massimo, e raccolse risultati come mai in passato: vinse infatti la prestigiosa Parigi-Nizza, dimostrando così la propria capacità di brillare anche al di fuori dei contesti abitualmente a lui più cari come il pavè; e poi raccolse una doppietta che lo consegnò direttamente alla storia, con le affermazioni prima al Giro delle Fiandre, dove distaccò di oltre 4 minuti il connazionale Schepers, e poi alla Roubaix, vinta davanti all'altro belga Wauters, grazie anche alla squalifica del francese Lapebie, giunto primo ma poi punito per un cambio di bicicletta non consentito.
Esausto per un avvio di stagione così impegnativo, si presentò comunque per l'ultima volta al via del Tour ma si ritirò dopo sole due tappe, dando così il proprio addio alla corsa francese.

Nelle stagioni successive Rebry fece tesoro di quanto accaduto nel 1934 e ripetè lo stesso schema di preparazione, con l'obiettivo di dare il meglio nelle classiche del nord di primavera.
E il piano gli riuscì alla perfezione nel 1935, quando si affermò nuovamente alla Roubaix, diventando il secondo ciclista della storia a cogliere il tris sulle strade dell'inferno del Nord dopo la tripletta colta nei primi anni del '900 da Octave Lapize.
Fu, quello, il suo canto del cigno. Nel 1936 si espresse ancora ad alti livelli, con un 3° posto nella corsa da lui più amata, ma non vinse mai.
Nelle stagioni successive il peso degli anni e dei tanti chilometri percorsi si fece sentire, e pur continuando a gareggiare fino al 1939 Rebry non riuscì più ad ottenere risultati importanti.

Gaston Rebry morì prematuramente nel 1948, a soli 43 anni.

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