Angelo Conterno, la bandiera dell'umiltà

Rivista Tuttobici Numero: 8 Anno: 2001

Angelo Conterno, la bandiera dell'umiltà

di Gino Sala

È bello andare indietro nel tempo per ritrovarsi al cospetto di Angelo Conterno, detto "Penna Bianca" per la sua ciocca di capelli argentati. I ricordi sono tanti, anzitutto quella passione prorompente, quella gioia, quella felicità che ha dimostrato e continua a dimostrare per lo sport della bicicletta. Sono pochi, sono rari gli uomini che si portano dietro un amore così grande per il ciclismo.

Può sembrare logico che ad una certa età si possa e si debba vivere di ricordi e che messo in soffitta il cavallo d'acciaio, il lasciarsi andare diventi una quotidianità, quasi un obbligo, un arrendersi al trascorrere degli anni. Non è così per Conterno. Piemontese al mille per mille, nato a Torino nel marzo del 1925, professionista dal 1950 al 1965, 16 vittorie tra le quali spicca un trionfale Giro di Spagna e un'infinità di piazzamenti, di successi sfiorati, quindici secondi posti e ventitré terzi, per intenderci.
Una carriera esemplare, un elemento che faceva squadra, vuoi che militasse nella Taurea, nella Frejus, nella Torpado, nella Bianchi, nella Carpano o nella Sanson.

Si è trovato nel gruppo dei Bartali, dei Coppi e dei Magni, si è distinto anche per aver indossato la maglia rosa, è stato a lungo compagno di camera di Nino Defilippis che soffermandosi sul concittadino e collega di molte avventure, ha qualcosa da raccontare. «Angelo non è stato valorizzato a sufficienza. Forse perché schivo, perché incapace di uscire dal proprio angolo. Molto diverso da me che, chiusa l'attività agonistica, ho messo su la pancetta dimenticando completamente la bici. Lui è stato campione mondiale dei veterani e ancora oggi pedala. Ha smesso di gareggiare perché gli è impossibile ottenere una licenza di concorrente, però lo si vede in sella tutti i giorni della settimana. Un fenomeno in ogni senso. Anche a tavola insiste nel comportarsi come un atleta. Di lui, del periodo di quando eravamo corridori, voglio ricordare un episodio. Si disputava il Gran Premio Valperga, una classica del dilettantismo cui tenevo molto. Sempre in fuga, sempre in testa nonostante cinque forature. Al sesto appiedamento venni raggiunto da Conterno che mi passò il tubolare. In due verso il traguardo. Io non volevo vincere, volevo che per il suo gesto di generosità fosse il mio compagno d'azione a cogliere il successo, ma lui si guardò bene dal disputare la volata. Con tutto quello che ti è capitato, la corsa dev'essere tua, mi disse. E alle parole fece seguire i fatti concedendomi la vittoria senza il minimo disturbo...».

Non penso di dover commentare il comportamento tenuto da "Penna Bianca". Penso semplicemente che bisogna essere uomini speciali per scrivere pagine di ciclismo altrettanto speciali. Penso che Conterno sia stato un corridore fuori dalla norma, grandissimo nell'interpretare una delle discipline più faticose. Non è stato un campione nel vero senso della parola, ma per altri versi sicuramente di più, molto di più di ciò che esprimono i risultati ottenuti.

Una bandiera: ecco la definizione che gli spetta di diritto. Un propagandista eccelso anche per la sua modestia, per i suoi insegnamenti, per la sua umiltà. E abbracciando Conterno, mi sento in debito verso tutti coloro di cui si è parlato poco o niente come se fossero dei semplici numeri che ingrossano il plotone e invece sono fior di combattenti al servizio di coloro che hanno gli onori del palco.
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