Angelo Tosoni e i poveri del ciclismo

Rivista Tuttobici Numero: 11 Anno: 2005

Angelo Tosoni e i poveri del ciclismo

di Gino Sala

Castenedolo, provincia di Brescia, diecimila abitanti, è un paese ciclisticamente noto per le prodezze compiute da Michele Dancelli negli anni Sessanta-Settanta, ma è anche il sito dov'è nato e vive Angelo Tosoni, professionista dal '77 all '80, nessuna vittoria, secondo in una tappa del Giro d'Italia e terzo in un Giro del Friuli, un corridore di buone qualità che non ha avuto quel che si meritava e che è sceso presto dalla bici perché il suo stipendio era così magro da non permettergli di vivere dignitosamente.

Erano tempi assai diversi da quelli di oggi che permettono ad elementi come Tosoni guadagni soddisfacenti. Percepivano grosse cifre i campioni, gli uomini di prima linea, dovevano accontentarsi di poco gli altri. E così Angelo, non potendosi accontentare dei sei milioni stagionali, ha cambiato mestiere, si è messo a lavorare in una carpenteria metallica. Nei miei ricordi è rimasto un Tosoni che avrò citato un centinaio di volte per il suo ardimento.

Andava sovente in fuga facendo incetta di traguardi volanti che nel '79 lo portarono a vincere il massimo premio costituito da una Fiat Ritmo. Se non era primo era secondo, massimo terzo. Un combattente nel vero senso della parola, uno di quegli atleti che non ha avuto fortuna. Nel gozzo, se così posso dire, gli è rimasto quel giorno della Vieste-Chieti, sesta tappa del Giro '79, quando venne staccato dallo svizzero Wolfer in prossimità del traguardo.
«Era una conclusione in salita, terreno a me piuttosto ostico. Avessi vinto qualcosa sicuramente sarebbe cambiato», rammenta l'amico Tosoni. Amico e a distanza di anni ancora riconoscente. «Sei sempre stato vicino ai poveri del ciclismo. Non ho dimenticato e ti ringrazio nuovamente...». Si parla di doping e gli chiedo se ha fatto conoscenza con particolari prodotti farmaceutici. «Anche volendo come avrei potuto, non disponendo dei quattrini necessari per una speciale assistenza medica? La mia ricetta era costituita da duri allenamenti, bistecche e riso in bianco. Adesso, più di ieri si fa ricorso a incentivi velenosi. Sento tra i giovani discorsi raggelanti, vedo ragazzini guidati da genitori troppo esigenti. È un ciclismo che non mi piace, troppo pieno di appuntamenti, dotato di un calendario pazzesco e di medie spezzagambe. Male, malissimo...».

Il buon Tosoni ha pedalato a pane ed acqua, come si dice in gergo. Poi si è sposato, ha avuto due figlie e pur con qualche rimpianto mi sembra un uomo felice. Altri, come lui, possono raccontare storie più o meno uguali e nei riguardi di costoro non può venire meno la mia simpatia, la mia solidarietà, il mio apprezzamento. Importante è l'aver dato il massimo delle proprie forze. Pazienza se poi la dea bendata non ti ha baciato in fronte. Ciao Angelo e mille auguri per la tua bella famiglia.
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