17 marzo 1935 - Milano-Sanremo

Giornata da lupi, la terza domenica di marzo, con freddo, pioggia e neve. Partenza con ben 202 partecipanti, cifra record; la corsa entra subito nel vivo: un gruppetto di volenterosi fuggitivi, tutti uomini di secondo piano, attacca dopo Pavia e raggiunge Ovada con quattro minuti di vantaggio. Sul Turchino dove fa molto freddo e nevischia, passa per primo Montesi, il marchigiano garibaldino della Gloria, che intasca le cinquecento lire di premio. Binda con quasi tutta la Legnano si ritira prima della galleria, mentre il gruppo, allungato e spezzettato in vari tronconi, si riporta sui primi. La discesa su Voltri fa molte vittime per il freddo e le cadute, infatti i giornali dell'epoca forniscono un lungo elenco di corridori visitati presso l'ospedale San Carlo con sintomi di assideramento ed esaurimento muscolare. Guerra già un pò staccato per noie meccaniche, cade e resta tramortito per un paio di minuti. Intanto davanti si scatena la bagarre con Cipriani, Olmo, Martano, Bini, e poi Piemontesi, Gerini, Di Paco, Cecchi, Bovet e Demuysère. A Varazze, Guerra transita con più di cinque minuti di ritardo ma sta mostrando evidenti segni di recupero. A Capo Noli, intanto, passano in cinque: Olmo, Cipriani, Martano, Bini e Bovet incuranti del freddo e della pioggia battente. A Finale Ligure, dopo un entusiasmante inseguimento, rientra anche Guerra con alla ruota il vecchio Negrini, Demuysère e Bartali. Sul Capo Cervo, a 36 km dal traguardo, dopo un tentativo andato a vuoto sul Capo Mele, Bartali si alza sui pedali e fa il vuoto approfittando anche di un passaggio a livello. A Imperia ha addirittura più di un minuto e mezzo di vantaggio poiché, dietro, i superstiti Olmo, Guerra e Cipriani si controllano. A questo punto della corsa, a Bartali si rompe la ruota libera e il cambio rimane bloccato sul rapporto di salita, il 50x18, e non può sviluppare una grande velocità. A complicargli le cose ci si mette anche il direttore della Gazzetta, Emilio Colombo, che dalla macchina del giornale comincia a fargli un mucchio di domande: e intanto gli inseguitori si avvicinavano. A sette chilometri dalla conclusione viene ripreso da Guerra, Olmo e Cipriani. In Corso Cavallotti, Cipriani attacca in testa la volata; Olmo risponde da par suo e Guerra, nonostante un estremo tentativo, non riesce più a rimontare lo scatenato "Gepin" che quando sente odore di Milano-Sanremo, è praticamente imbattibile, soprattutto in una volata a ranghi ristretti. Olmo vince la prima corsa importante, la "sua Sanremo"; sua, perché corsa sulle strade di casa, davanti ai suoi tifosi. Grandissima la prova di Learco Guerra che ha mostrato anche in questa occasione di possedere un carattere e una combattività di prim'ordine. Bella anche la corsa di Gino Bartali che ha approfittato di una combattutissima Sanremo per fare il suo esordio in grande stile, sulla scena del grande ciclismo e ha ricevuto il premio speciale di 500 lire quale movimentatore della corsa, mentre i primi tre furono multati dalla giuria per aver fruito, negli ultimi chilometri, della scia delle macchine.

tratto da:
C'era una volta la Milano-Sanremo, Carlo Delfino, Grafica D.G.S., Varazze, 1999
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