1 giugno 1950 - Giro d'Italia

Partono alle 10 e 15 sullo storico rettilineo della Milla Miglia, presente pure Jacques Goddet, mitico direttore dell'Equipe. Passo modesto, pilotano i giallazzurri della Taurea, compagni di squadra della maglia rosa. Dopo tre quarti d'ora di stanche pedalate si raggiunge Desenzano, le nubi lasciano spazio al sole, il lago di Garda lancia riflessi stupendi, degni di una cartolina. Una dozzina di chilometri oltre la gara si ravviva, tentano la soluzione di forza Brasola, Casola e Pagliazzi, ma c'è poco da fare, il plotone è vigile, solo qualche centinaia di metri di parziale libertà, quindi torna la situazione di partenza. Proseguendo verso la sponda orientale del lago si sfiora la roccaforte di Peschiera, nei pressi di Torbole (sono già in Trentino) è la volta del veneto Grosso a mettersi in evidenza seguito da Pezzi e Franchi. Rovereto è alle porte ed i fuggiaschi desistono, il loro scarto del resto era sempre stato di molto inferiore al minuto. Rifornimento volante, quindi s'attacca la salita che porta al Pian delle Fugazze, in evidenza Koblet, il quale raccoglie la sfida lanciata da Primo Volpi. Lo svizzero prosegue dapprima in solitudine, quindi in compagnia del giovane e talentuoso Fornara. Alle spalle della coppia di testa si seleziona un gruppetto comprendente la maglia rosa Martini, Robic, Coppi, Bartali, Barozzi, Volpi, Pasotti, Grosso e pochi altri, ma l'elvetico ed il piemontese reggono bene e transitano nell'ordine al Gran Premio della Montagna, i più immediati inseguitori al culmine accusano più di un minuto. Si denotano poi alcune forature, solite del resto anche nei momenti topici, vittime: Kubler, Robic, Coppi, Bartali e qualche altro. Gli incidenti giocano chiaramente a favore dei fuggitivi che s'avvicinano al passo di Non (ultima fatica odierna) con un vantaggio rassicurante: oltre due minuti. Coppi e Magni sono nuovamente appiedati da guai ai tubolari, Fornara dà man forte a Koblet e la coppia di questi formidabili passisti non può che reggere bene. La suindicata salita non muta la già chiara situazione; Coppi e Magni rientrano a fatica sul drappello inseguitore, mentre il tandem al comando s'avvicina a Vicenza. Alle loro spalle s'evidenziano l'intramontabile Bartali, il giovane Soldani, la sorpresa Giudici, il vecchio Robic in compagnia di Schaer, Kubler e Cecchi, mentre la maglia rosa Martini sta vacillando, malgrado si segnali tra i più attivi nel drappello inseguitore. Questo gruppetto comunque s'impegna alla morte e lima abbondantemente il ritardo accumulato, portandolo sotto al mezzo minuto. Ormai la frazione è decisa, manca solo un breve paragrafo a questa storia, lo sprint finale e Koblet è troppo forte per il generoso Fornara. Hugo vince la tappa e si veste di rosa a scapito di Martini, detronizzato però solo in virtù degli abbuoni.
Articolo inviato da: Giovanni Tarello (Borgo D'Ale (VC))