Aurelio Cestari

Nato a Saletto di Piave il 16 giugno 1934. Passista. Professionista dal 1957 al 1963 con 5 vittorie. Fu un ottimo dilettante, divenuto ben presto un perno azzurro nelle più grandi corse dell'epoca per "puri", come la Corsa della Pace, il Giro di Slovacchia (che vinse nel '56) ed altre ancora. Fu azzurro alle Olimpiadi di Melbourne, dove si comportò benissimo, assieme agli altri italiani Pambianco e Bruni, in difesa della fuga vincente di Ercole Baldini verso l'Oro Olimpico. All'indomani dei primi Giochi australiani, al pari degli altri compagni d'Olimpiade (escluso Pambianco), passò professionista. Ad offrirgli il primo contratto furono le maglie verdi, con fascia bianca, della Lygie. Ed il 1957, fu subito un ottimo anno per Aurelio. Vinse il Giro dell'Appennino, con un'azione tipica di quelle qualità che l'avevano contraddistinto fra i "puri". Chiuse il Giro al 36° posto. Giunse secondo nella Coppa Agostoni, dietro a Zorzoli e terzo nel Giro di Lombardia, dietro Ronchini e Monti. Nel '58 fu frenato da una serie di problemi, ma si riprese nel '59 con una condotta di buona media, culminata col secondo posto, dietro la ruota veloce di Armando Pellegrini, nella tappa di Arezzo del Giro d'Italia. Questo gli valse la convocazione per il Tour de France, dove si dedicò al gregariato verso l'amico Baldini e finì 38°. Nel 1960 entrò nella grande famiglia dell'Ignis e tornò al successo, aggiudicandosi la tappa di Catania del Giro di Sicilia, dove finì secondo nella classifica generale finale (vinse Tinazzi). Chiuse il Giro d'Italia al 23° posto, dopo esser stato terzo nella tappa di Sestri Levante. Nel '61 finì terzo nella prima tappa del Giro, dietro a Poblet e Balmamion, ma poi fu costretto al ritiro. Gli andò decisamente meglio al Giro del Portogallo, dove vinse la terza e la diciannovesima tappa. Nel '62 passò alla Gazzola e si dedicò al lavoro di gregario del grande Charly Gaul, ma il lussemburghese era in evidente declino. Al Giro si ritirò al pari del capitano nella famosa tormenta di Passo Rolle, mentre al Tour de France finì 40°. Nel '63, sempre in Gazzola, si mise al servizio dell'emergente Franco Cribiori e, come già da anni, del vecchio amico di tante battaglie fra i dilettanti e i professionisti, il velocista ferrarese Dino Bruni. A fine anno abbandonò l'attività. Corridore compatto, resistente, generoso, Aurelio è stato uno di quei corridori che non lasciano tante tracce negli albi d'oro o nella memoria di chi intende questo sport solo negli ordini d'arrivo, ma è stato presente spesso in maniera determinante nelle vittorie degli altri, dei suoi capitani.
Articolo inviato da: Maurizio Ricci (Morris)
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