Adriano Medri

Nato a Massa Lombarda (RA) il 3 gennaio 1929. Passista scalatore, alto m. 1,68 per 68 kg. Professionista indipendente dal 1950 al 1951 senza ottenere vittorie.
Tutta la carriera di questo romagnolo verace, pepato, sincero e di buone doti ciclistiche, si racchiude in un lustro scarso. Iniziò a metà del 1947 e per soli 4 mesi corse fra gli allievi con addosso la maglia della Placci Bubano. Fece in tempo a vincere a Mordano e a piazzarsi praticamente ad ogni corsa. Nel 1948, passò fra i dilettanti con la medesima società, cercando di imparare a correre, visto che era in mezzo a corridori già altamente esperti per età e militanza. In una corsa lunga e dura come la Firenze-Rimini battagliò come un navigato: stava crescendo bene. L'anno seguente finì ad una squadra bolognese al tempo assai famosa come la "Gira". Nell'anno vinse a Cesena e s'impose all'attenzione per le sue qualità in salita. Nel 1950 entrò a far parte della Lavezzolese. Fino a giugno corse fra i dilettanti vincendo a San Bernardino di Lugo e Maiano Monti, ed a metà stagione entrò a far parte, assistito dal medesimo sodalizio, degli indipendenti. Correndo dunque fra i professionisti, così giovane e con così poca esperienza alle spalle, mosse degli interessi notevoli, acquistò tifosi, ma pure tante invidie. In quel lasso fu autore, da subito, di buone prove, in particolare alla Coppa Placci (chiusa 23°) e al Giro dell'Emilia. Ma nell'ambiente, soprattutto emiliano-romagnolo, il suo essere così irriverente e così giovane, sempre pronto a scattare in faccia a chiunque, iniziò a dar fastidio e qualcuno, nel gruppo, cominciò a discuterlo, a metterlo in mezzo a questioni di corsa in altri casi passabili con una imprecazione. Ma Adriano Medri non era malleabile e, politicante, rispondeva dente per dente. Se ne accorsero all'UVI, quando lo convocarono a Bologna per un ricorso: lo trattarono da sergenti di ferro e si ritrovarono in risposta la reazione di un felino. Per questo, il verace Medri, si beccò un anno di squalifica poi ridotta della metà. Riprese a correre con la Placci Bubano e quando parve che la professionistica Benotto lo volesse nelle proprie fila, si trovò invece di fronte ad un clamoroso voltafaccia. Deluso ed arrabbiato, piantò in asso il ciclismo e si costruì altrove il pane per la sua famiglia.
Articolo inviato da: Maurizio Ricci (Morris) ()
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