Storia di Vittorio Chiarini

Gregario fidato di "cuore matto" Franco Bitossi. Uomo squadra.
Con il commento tecnico di Alfredo Martini, Supervisore della Nazionale Italiana di Ciclismo
di Ezio Alessio Gensini

Iniziò tardi con il ciclismo il nostro Vittorio Chiarini: nel 1958 a 21 anni ( è nato a Crespino sul Lamone nel Comune di Marradi il 15 febbraio 1937) con l'"Alma Florentia Marradi", ma subito nei Dilettanti si fece notare per la sua "vivacità agonistica". Al primo anno "di bicicletta" Campione Emiliano Dilettanti. Nel 1960 passò alla "Porta Romana" e lì trovò Franco Bitossi, che assieme hanno fatto un lungo percorso e tante pagine di ciclismo. Sei le vittorie di Vittorio Chiarini nei Dilettanti e già nel settembre del 1961 è professionista al Giro dell'Emilia con la "Philco" di Fiorenzo Magni.
Firmò il suo primo contratto da professionista a casa di Alfredo Martini, con Fiorenzo Magni e Franco Bitossi, ingaggiati giovanissimi dalla "Philco". Rimarrà sempre "legato" a "cuore matto" Franco Bitossi per tutta la carriera. Bitossi di lui si fidava ciecamente per le sue caratteristiche di "uomo squadra" e integerrimo lavoratore.
Dicevamo prima che Vittorio Chiarini, che si era avvicinato tardi al ciclismo debuttò nel professionismo con la "Philco" (settembre 1961 e 1962), un "team" di prim'ordine, che annoverava tra le sue fila un giovane rampante quale Vittorio Adorni e un vecchio marpione delle volate quale Guido Carlesi. Nel 1963 e 1964 Vittorio Chiarini e Franco Bitossi, con la "Philco" che abbondonò bruscamente l'attività agonistica lasciando in difficoltà i due, furono ingaggiati dalla "Sprigoil", con Gastone Nencini ("E grazie all'aiuto esplicito di Gastone Nencini" dichiara senza giri di parole Vittorio Chiarini nella nostra chiacchierata informale) oramai in "parabola discendente" a fare da chioccia. Seguirono cinque stagioni con il "suo team" storico la "Filotex" di Valdemaro Bartolozzi, con Franco Bitossi leader indiscusso, il nostro Vittorio Chiarini "gragario personale" e un gruppetto di outsider che ogni anno variavano. Più un "vecchio" leader a fare da Direttore Sportivo in sella per "dare ordine" tattico alla squadra. Con Vittorio Chiarini e Franco Bitossi alla "Filotex" nel 1965 Guido Carlesi e Gastone Nencini, nel 1967 ancora Guido Carlesi (Gastone Nencini era definitivamente "sceso di bicicletta"), nel 1967 invece il "guastafeste" di Montemignaio Franco Mugnaini, nel 1968 e 1969 il saggio e vincente Italo Zilioli, nel 1969 anche Fabrizio Fabbri alle prime armi, ma con già doti indiscusse d'uomo-squadra realizzate in seguito con una brillante carriera di Direttore Sportivo oltre che atleta.
Valdemaro Bartolozzi con la sua "Filotex" aveva creato negli anni sessanta il "prototipo" del team ciclistico moderno, in futuro tutti, ancora oggi s'ispirano al "metodo" di Bartolozzi. Vittorio Chiarini fu protagonista di questa "storia", anche se da professionista mai una vittoria o un piazzamento importante, non era necessario altri erano imputati a questo, era pedina fondamentale di un progetto vincente con compiti precisi in mezzo al gruppo.

Il 1969 fu anche l'ultima stagione agonistica di Vittorio Chiarini, che umilmente tornò alle origini nella sua Crespino sul Lamone a "mezza costa" dietro il Passo della Colla, tra Borgo San Lorenzo e Marradi, a fare il "commerciante di legname". Con un bagaglio di ricordi e il "rispetto" del gruppo, di un ciclismo crescente, duro ma che portava migliaia di spettatori lungo tutte le strade italiane.
Ricordo quando io piccolino (era il 1963) assieme a mia madre sopra Razzuolo, andammo a vedere il passaggio del Giro d'Italia, vedemmo "sfrecciare" davanti al gruppo compatto, ma "arrancante" per i tornanti della Colla, Vittorio Chiarini, un "boato" lo accompagnò nella sua fatica sulle strade di casa.
Adesso Vittorio Chiarini segue ancora molto da vicino il ciclismo, grazie ai suoi figli Alessandro (nato nel 1970, una buona carriera e qualche vittoria nei Dilettanti, compagno di ventura del compianto Marco Pantani e del fiorentino Francesco Casagrande) e Riccardo (nato nel 1984, eccellente il suo debutto negli Juniores con vittorie a grappoli con la "Zanoni" di Faenza, la scorsa stagione al debutto nei Dilettanti è partito malissimo poi nel finale di stagione alcuni successi e un buon rendimento. Cambiato club, quest'anno con il fortissimo "team" Zanese di Bologna è partito fortissimo e chissà che tra un po' di tempo non saremo qui a parlarvi di Riccardo Chiarini nei professionisti, una dinastia che continua e un "nuovo" mugellano doc alla ribalta del ciclismo che conta. Un mugellano doc che manca da "troppo tempo" in questo sport che ha dato autentici campioni, che dopo Piero Dallai e la sua onorevole carriera agonistica, ci siamo "dovuti accontentare" con onore e trasporto di due adottivi quali Franco Ballerini e Bruno Vicino).
Incontrato Vittorio Chiarini a San Piero a Sieve in occasione di uno dei suoi tanti viaggi di lavoro, oltre a ripercorrere una carriera agonistica indelebile ho colto l'occasione per due domande "secche" ed emozionali.
D: Il tuo ricordo più bello in carriera ?
R: "Quando Franco Bitossi, in maglia verde di leader del gran premio della montagna, al Giro d'Italia del 1963 vinse la tappa di Brescia, un'emozione grandissima alla quale mi sono sentito partecipe totalmente"
D: Il tuo ricordo più brutto in carriera ?
R: "E' sempre legato a Franco Bitossi. Non ricordo adesso sui due piedi l'anno, ma all'inizio di carriera professionistica sicuramente, al Giro della Lombardia il suo "cuore matto" iniziò a fare più capricci del solito e Franco spaventatissimo, scese di bicicletta e decise di smettere di correre. Allora io e Colombo ci fermammo a rincuorarlo e "convincerlo" a risalire in bicicletta appena stava meglio, lui ad insistere che voleva smettere, a quel punto ci trovammo tutti e tre sul ciglio della strada a piangere come dei bambini e implorare Franco che stava "morendo di paura" e nonsolo, di non farlo, perché se andava a casa lui era finita per tutti, che pomeriggio fu quello ...".
Una simbiosi "perfetta" tra Franco Bitossi e Vittorio Chiarini.
Comunque anche l'amicizia che lo lega a Guido Carlesi, il suo primo capitano, è indelebile nel tempo, come il ricordo di Gastone Nencini che lo ha fortemente aiutato nei momenti difficili.
Secondo il pool di Cyclingranking, un'organizzazione che a livello mondiale sta scannerizzando il rendimento in carriera in base ai successi e i piazzamenti tutti i ciclisti mondiali dal 1860 ad oggi, attribuendogli un punteggio annuale, sulla falsariga del calcolo punteggi Uci, classificano Vittorio Chiarini al 1605° posto nel Ranking Italiano Assoluto, con 21 punti.

Commento di Alfredo Martini
Supervisore della Nazionale Italiana di Ciclismo
"Gregario fidato di Franco Bitossi. Uomo squadra. Non si rifiutava mai agli ordini del capitano. Pensa firmò il suo primo contratto da professionista a casa mia con la "Philco" assieme a Fiorenzo Magni e Franco Bitossi. "
Articolo inviato da: Ezio Alessio Gensini (San Piero a Sieve (FI))