Adolfo Leoni

Nato a Gualdo Tadino il 13 gennaio 1917, deceduto a Massa Carrara il 19 ottobre 1970.Velocista. Professionista dal 1937 al 1952 con 70 vittorie.
Quando si dice che la maglia di campione del mondo dei dilettanti, porta sfortuna fra i professionisti, alla luce della storia del pedale non si dice per nulla un'eresia, è una semplice ed enorme constatazione (anche se ci sono precise ragioni tecniche e non per malocchi vari...), ma non è il caso di Adolfo Leoni. Costui, è stato un grande professionista con valenze che pur avendo nello spunto velocistico l'arma più tagliente, sarebbe riduttivo definirlo un velocista sul metro degli odierni. Semplicemente perché il corridore reatino, ha vinto le sue belle corse in solitudine, si difendeva in salita e fu persino capace, caso rarissimo nel romanzo del pedale, di promuovere una fuga a tre lunga 130 chilometri e poi, a tentativo terminato ad 800 metri dal termine, di battere tutti nello sprint decisivo (5a tappa, Viareggio-Siena, non facile, del Giro d'Italia 1948). Era dunque un atleta a quattro ante. Altroché!
Adolfo Leoni aveva appena 20 anni, quando si allineò alla partenza del Campionato del Mondo dei dilettanti sul circuito di Copenaghen, nel 1937. I suoi compagni nella squadra azzurra, erano Cottur, Bixio e Santambrogio. Cinquantadue gli avversari da battere e 204 i chilometri da compiere. La battaglia fu forte fin dalle prime pedalate, ma alla fine, con gli italiani bravissimi, ed un Cottur inesauribile, sul rettilineo d'arrivo si presentarono in 20. Qui, il giovincello di Rieti, che oggi farebbe le pulci ai ricercatori di gossip, ben portato in zona sicurezza dal triestino, sprigionò tutte le sue nobili fibre bianche e annichilì il danese Soerensen e lo svizzero Scheller, diventando così Campione del Mondo dei dilettanti. Era il 24 agosto. Poche settimane dopo, quel ragazzo che pareva volare quando azionava le sue progressioni, passò professionista. Ma chi era stato fino a quel giorno il neo iridato?
Adolfo, era nato nella casa del ferroviere Giovanni Leoni, a Gualdo Tadino, sulla linea Foligno-Ancona. A dargli la luce, Maria Severoni, il 13 gennaio del 1917. Il piccolo era uno dei nove figli di quella folta e prospera famiglia. Ancora piccino, il futuro campione, divenne reatino d'adozione, in quanto lì era finita tutta la famiglia per seguirne il capo, trasferito, appunto, a Rieti. Terminate le elementari, Adolfo fu avviato a lavorare in un'officina meccanica, ma non era lì che si nascondeva il suo destino. Una traccia gliela diede involontariamente il padre. Una sera, tornando dal lavoro, papà Giovanni, riferì che era in allestimento una corsa ciclistica per i figli dei ferrovieri, di età fra i 15 e i 22 anni. L'argomento di discussione serale fu quello, ed Adolfo s'incuriosì e si interessò più degli altri, anche se non poteva essere ammesso alla gara, in quanto quattordicenne. I genitori, vista la piega presa dal ragazzino, furono intransigenti nello scontato "no", ma il giorno della corsa, dopo una preparazione generica, accompagnata dall'attribuzione di un anno in più, il finto quindicenne partecipò. Il piccolo Leoni, non solo vinse, ma trionfò al punto che gli stessi genitori lo perdonarono per la bugia, ma il loro veto verso il ciclismo perdurò. La passione nel figlio però, era giunta a cento. E crebbe ancora quando diventò fattorino all'ufficio Poste e Telegrafi cittadino. Già, perché lui non si tirava indietro quando c'era da consegnare la posta al Terminillo: prendeva la bici e si lanciava sui tornanti della "Terminillese" che, a quei tempi, erano durissimi. Quelle prove, unite all'incontro (ed ai relativi consigli) con Luigi Padronetti, che poi diventerà il suo primo maestro, resero insopportabile in Adolfo, il divieto famigliare alle corse, ed a 17 anni, pronto ad ogni battaglia col padre, ottenne la prima licenza ufficiale da allievo, per la Sportiva Rieti. Il suo talento fece il resto. In due stagioni di corse tra gli allievi e in altrettante fra i dilettanti, ottenne un bottino favoloso: 120 vittorie. Non si trattava di successi paesani o di vicinato, ma delle migliori nella categoria, nonostante la presenza fra i "puri", di avversari come Servadei, Cinelli e Favalli. Pazzesco addirittura, il suo ruolino nel 1937: vinse le prove indicative di Ferrara, Rieti, Terni e Pescara, praticamente una di seguito all'altra e quando fu inviato dalla Federazione a Parigi, per il prestigioso GP delle Nazioni, vinse pure quello. Arrivò così alla prova iridata di quel 24 agosto da favorito, e non poteva essere diversamente.
Dopo l'alloro arcobaleno, Leoni fu ingaggiato dalla Bianchi, per un cautelativo periodo di prova di tre mesi, con lo stipendio mensile di 200 lire. Il suo debutto vero e proprio, avvenne nella Milano Sanremo del 1938, dove si piazzò 32°, correndo per imparare, ma già un mese dopo, nella seconda tappa del Giro di Campania, conclusasi sulla pista dell'Arenaccia di Napoli, fulminò gli assi del momento, Giuseppe Olmo, vincitore un mese prima della Sanremo e Learco Guerra. Di lì, un crescendo che si riassume nel palmares in calce a queste note e che non mostra compiutamente il valore dell'atleta, rattrappito come tutti nel periodo, per l'arrivo del conflitto mondiale e per la concomitante presenza di grandissimi corridori, con Bartali e Coppi su tutti.
Adolfo Leoni si mostrò anche da prof, il signore dello sprint, capace di correre anche in attacco e, pur non essendo uno scalatore, in grado di vincere gare con salite pesanti. E che avesse fondo e qualità impensabili per chi si pone oggi ad osservare i definiti sprinter, ci sono le varietà dei modi di raggiungere i successi, i piazzamenti finali nelle corse a tappe (al Giro del '49 giunse 4°), ed il comportamento complessivo nei Grandi Giri.
Fu in particolare nella "Corsa Rosa" che le sue qualità si commutarono in tangibilità. In tutte le nove edizioni a cui partecipò, vinse almeno, una tappa: una nel '38, una nel '39, quattro nel '40, una nel '46, tre nel '47, due nel '48, tre nel '49, una nel '50 e una nel '51. In tutto diciassette. Per le sue caratteristiche era improponibile curare la classifica generale, ma nel 1949 fu un protagonista a tutto tondo di quel Giro: conquistò la Maglia Rosa nella nona tappa a Udine e la difese da leone per otto giorni, per mollarla poi, in quell'epica Cuneo-Pinerolo che Coppi recitò da "Campionissimo" e che condannò Leoni a chiudere la corsa con un ritardo di 39'01", ma ancora in quarta posizione.
Adolfo era dunque un campione di rango, un uomo dallo stile inconfondibile e coi tratti fisici destinabili alla cinematografia, non a caso era definito il "Tyrone Power in bicicletta". Era naturale, che nella massa dei suoi tifosi, fossero tantissime ed in maggioranza quelle ragazze che, per un suo sorriso, scavalcavano le transenne e per presentarsi un poco a lui si tenevano ben strette la sua cartolina per farsela autografare. Ed in quel pianeta di ammiratrici, anche una graziosa ragazza fiorentina, trasferitasi a Milano per studiare canto, Maria Luisa Cioni, poi grandissimo soprano, che diventò sua moglie il 30 ottobre 1947.
Chiusa la carriera, nei primi mesi del 1952, divenne manager della consorte e, per un bel lasso, direttore sportivo di quell'Ignis che annoverò nelle sue file tanti campioni. Poi, il 19 marzo 1970, l'imprevedibile ed irreparabile: recatosi da un cardiologo a Massa, per sottoporsi ad un controllo, fu colto da un infarto letale nella sala d'attesa. Aveva solo 53 anni.
Tutte le sue vittorie di carriera.
1938: Tappa del Giro Campania; Tappa Rieti (Giro d'Italia); Tappa Giro dei 3 Mari; Coppa dei Due Mari. 1939: Giro Veneto; Coppa Bernocchi; Tappa Pescara (Giro d'Italia); Circuito Mantova; Circuito Lucca; Trofeo Moschini; Circuito Rovigo; Circuito Cesena. 1940: Tappa Tripoli (G.P. Leptis); G.P. Leptis (classifica finale); Tappa Grosseto (Giro d'Italia); Tappa Roma (Giro d'Italia); Tappa Ferrara (Giro d'Italia); Tappa Milano (Giro d'Italia); Trofeo Moschini; Circuito Parma; Circuito Rieti. 1941: Campionato Italiano (prova unica); Circuito Perugia. 1942: Milano-Sanremo; Giro Emilia; Circuito Bologna; Circuito Rieti. 1945: Tre Valli Varesine; GP d'Apertura; GP Gallarello; GP Orte Patella, Coppa Gelsomini; Circuito Trento; Circuito Prato; Circuito Savona; Circuito Bologna; Circuito Legnano; Circuito Alassio. 1946: Giro dell'Emilia; Tappa Montecatini Terme (Giro d'Italia); Quarta e Quinta Tappa (Monaco-Parigi Piccolo Tour de France), Circuito Genova. 1947: GP Europa (Parigi); Tappa Vittorio Veneto (Giro d'Italia); Tappa S. Eufemia (Giro d'Italia); Tappa Milano (Giro d'Italia); Criterium Morvat; Criterium Daumesnil; Circuito Bollate; Circuito Torino; Criterium Assi Bologna. 1948: Sassari-Cagliari; Tappa Siena (Giro d'Italia); Tappa Bari (Giro d'Italia); Circuito Vercelli; Circuito Lucca; Circuito Voghera; Circuito Portomaggiore (Ferrara). 1949: Giro Piemonte; Tappa Pesaro (Giro d'Italia); Tappa Udine (Giro d'Italia); Tappa Montecatini (Giro d'Italia); Circuito Prato; Circuito Crema di Gallarate. 1950: Tappa Ferrara (Giro d'Italia); Tappa Liegi (Tour de France); Criterium Wavre (Belgio), Circuito Piemonte. 1951: Tappa Brescia (Giro d'Italia).
Articolo inviato da: Maurizio Ricci (Morris) ()