Andrea Tonti, la mia prima volta

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Numero 7 - Anno 2006

Tonti, la mia prima volta
di Valerio Zeccato

È passato da rabbia e amarezza alla felicità e alla gioia. Andrea Tonti di Castelfidardo ad ottobre si era trovato spiazzato per l'oramai nota vicenda-Ferretti: poi il matrimonio con Michela, la nascita di Daniel, che ha appena due mesi, e la prima vittoria in sei anni di professionismo. Da non credere. La chiamata dell'Acqua & Sapone, il contratto e il successo il 1° giugno nella seconda tappa della Bicicletta Basca, la Arrigorriaga-Ispaster, bruciando in volata altri sei compagni di avventura.
«Ho provato una grande emozione - racconta l'anconetano che ha nel cassetto il diploma di perito meccanico -: a caldo non ti rendi subito conto di quello che è successo, soprattutto se non ci sei più abituato. Poi, a freddo, incominci a riflettere e rivedi il film della corsa e cominci a vederci più chiaro e comprendi il senso della vittoria».
Eppure da dilettante Tonti era un vincente, plasmato dall'indimenticabile maestro, non solo di ciclismo, Ennio Piscina alla Sintofarm: l'ultima stagione aveva tagliato ben otto volte per primo il traguardo. Poi il passaggio tra i professionisti e l'addio ai personali sogni di gloria per mettersi al servizio dei capitani come Di Luca, Simoni e Cunego.
«Non si sceglie di fare il gregario, lo capisci per forza. Nel ciclismo o vinci o aiuti, altrimenti non c'è posto. Quando ti accorgi che non hai la stoffa del leader e riconosci che ci sono altri superiori a te, ti metti al loro servizio; diciamo che bisogna capire i propri limiti e farli diventare un pregio».
Una vita da gregario quindi, poi la chiamata di un team manager come Giancarlo Ferretti, l'addio alla Lampre per ricominciare un sogno con altri campioni.
«Sembrava già tutto fatto, deciso, ma già dalle ultime corse della stagione sono cominciate a circolare le prime voci. Un paio di settimane prima delle nozze, fissate per lo scorso 23 ottobre, mi è arrivata la telefonata del procuratore che mi ha detto che la squadra non c'era più. Mi è caduto il mondo addosso, ho passato giorni bruttissimi, per fortuna il matrimonio e il viaggio di nozze mi hanno aiutato a non pensarci. Quello che mi dava più fastidio era la situazione più grande di me e che non potevo cambiare, non era per colpa mia se si era arrivati a quel punto e questo mi procurava tanta rabbia. Ma allo stesso tempo non ho mai avuto sbandamenti, non ho mai pensato neanche per un istante di smettere e con l'aiuto di Michela ho superato il momentaccio».
Fino alla chiamata della Acqua & Sapone che ha rimesso in bici il marchigiano.
«Il Pro Tour era sfumato, mi dicevo "se ha fatto fatica Simoni a trovare una squadra, Tonti non la trova di certo". Avevo qualche richiesta da formazioni di seconda fascia, poi è arrivata la chiamata di Palmiro Masciarelli e ho accettato con entusiasmo la sua proposta. Così, da una situazione negativa ho tirato fuori le cose positive: all'Acqua & Sapone ho più libertà e ho riscoperto la voglia di cercare delle soddisfazioni personali, mentre prima le soddisfazioni erano indirette: mi sentivo appagato dalla vittoria del capitano, alla quale avevo contribuito con il mio lavoro».
Ed ecco la prima vittoria da prof, in terra di Spagna, per rimettersi il vestito del vincitore da tempo dismesso. E per imitare almeno una volta Maurizio Fondriest. Sì, perché il campione trentino ha avuto una parte importante nella scelta di abbracciare il ciclismo fatta a dieci anni da Andrea Tonti.
«È vero, allora correvo a piedi e andavo bene tanto da vincere anche a livello regionale nelle gare di mezzofondo. Praticamente fuori da casa mia a Castelfidardo arrivava il classico Gran Premio Santa Rita, una due giorni allora riservata ai dilettanti. Papà Adriano mi portò a vederla nel 1986 e quel giorno vinse Fondriest. Papà è un appassionato del ciclismo e da tempo voleva che io iniziassi a pedalare, mi fece conoscere Fondriest che mi consigliò di passare alla bicicletta e da quel momento ho iniziato la mia carriera. Maurizio è rimasto un amico, mi ha dato tanti consigli sia per gli allenamenti che per lo stile di vita».
E adesso fin dove si può allargare l'orizzonte di Tonti?
«A luglio c'è poca attività per noi, ma non perderò nessuna occasione per alzare di nuovo le braccia al cielo. Mi piacerebbe riprendere il vizietto che avevo anni fa...».
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